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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Già in passato qui avevo dato alcuni consigli di lettura sia di ikebana (Exploring Ikebana, Sofu his boundless world of flowers and Form) sia di cultura generale (Sull’estetica giapponese, La porta stretta). Fin da adolescente (prima con fatica leggevo gli Albi di Topolino, poi ho incontrato un’illuminata ed illuminante insegnante di lettere alle medie) son stato tanto un lettore vorace quanto disordinato (saltavo da un genere letterario all’altro) e nemmeno l’Oriente è stato salvato da questo mio modo compulsivo di fare e se sono passato da leggere qualsiasi libro sull’ikebana (non solo quelli riguardanti la Sogetsu o da lei editati) trovato online (anche vintage) a qualsiasi romanzo di autore giapponese grazie anche ai preziosi consigli di Anna Lisa Somma e del suo preziosissimo portale Biblioteca Giapponese, per ciò che concerne libri sulla “filosofia” e le tradizioni mi son lasciato consigliare da esperti ed amici come Carlo Scafuri (Introduzione alla cultura giapponese di Hisayasu Nakagawa o il Libro d’ombra di Junichiro Tanizaki).

Poi, a volte, faccio di testa mia e mi avventuro con libri bellisismi di storia (Storia del Giappone. Dalle origini ai giorni nostri di Edwin Reischauer, Racconti dell’antico Giappone di Bertram Freeman-Mitford Algernon) o di filosofia orientale (Lo Zen di Aldo Tollini, La via dello Zen di Alan W. Watts, Morte di un maestro del Tè di Yasushi Inoue o Lo zen, l’arco, la freccia. Vita e insegnamenti di Awa di John Stevens), o di tutto ciò che concerne arti come i bonsai, i suiseki, il chado, lo shodo o le shitakusa.

Capita anche che il mio cervello sia colpito dal titolo particolare di un libro (Autostop con Buddha di Will Ferguson) o dalle immagini iperfotografiche e colorate come il libro che vedete in foto (tratta dal mio profilo instagram). Questa “non guida” de La Pina (rapper, deejay, conduttrice radiofonica e chi più ne ha più ne metta) è un suo omaggio al Giappone, non quello da cartolina a cui siamo abituati a pensare, ma quello realistico sospeso tra la poesia, la tecnologia e le varie simpatiche bizzarrie di un popolo che è un pianeta a parte e che per tale motivo ce lo rende così affascinante e simpatico. Il tutto corredato da interventi di persone amanti di Tokio, foto…. e musica e video! Lo consiglio? Sì se non siete abituati a prendere tutta la vita troppo sul serio, sì se siete viaggiatori compulsivi che andate nei posti ruotando come trottole ovunque lo sguardo vi porti (come faccio io), sì se scoprire il mondo davvero vi interessa, no se siete abituati alle gite organizzate, a non penetrare davvero in una realtà, ma accontentarvi della superficie, non mettervi in gioco realmente, non saper apprezzare il bello di ciò che, forse, non comprenderemo mai pienamente del Giappone.

Concentus Study Group

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