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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Ieri, con il maestro Lucio Farinelli, siamo andati a Subiaco, terra di monasteri e di natura. Il Monastero di Santa Scolastica è collegato al Santuario del Sacro Speco di San Benedetto sia da una bella strada asfaltata, sia da un sentiero che si inerpica nel cuore della montagna. Noi abbiamo scelto quest’ultimo, per lasciarci trasportare dal silenzio e dai colori della natura.

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Mi sono venuti in mente alcuni insegnamenti della Iemoto della Sogetsu Akane Teshigahara, del fotografo Ben Huybrechts e del ceramista Jeff Shapiro. Tre mondi in apparenza distanti (ikebana, fotografia e ceramica), ma che nella scuola Sogetsu divengono un unico sentiero.

Nella dimostrazione che la Iemoto tenne lo scorso anno a Gand, spesso sottolineava come, pur negli stili liberi più “particolari” si dovesse sempre tener conto della natura dell’elemento vegetale che si andava ad utilizzare, come cresceva in natura, le sue peculiari caratteristiche. Non si deve forzare un elemento inserendolo con durezza all’interno dle nostro ikebana che non deve essere simmetrico (quindi pesante e “morto”), ma dare sempre un’idea di movimento, di qualcosa che scorre. Tener conto di ciò che vediamo in natura anche per riuscire a ricreare i colori sia in armonia, sia in contrasto all’interno del nostro lavoro.

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L’ikebana è soprattutto osservare la natura che ci circonda, notare dallo stelo d’erba, al fiore più pregiato. Osservare, osservare, osservare. Per questo a lezione dico sempre alle allieve che il 90% del lavoro è osservare il materiale che proponiamo prima di iniziare a lavorarlo. Dobbiamo capire come metterne in risalto la sua bellezza, il suo andamento sennò si sta solo facendo tetris.

La natura a noi si presenta così.

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Noi dobbiamo vederla invece nel dettaglio.

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Per questo sono utili composizioni come il Mazezashi (dove si utilizzano almeno 5 elementi differenti tra di loro e possibilmente selvatici) o gli Ikebana in Miniatura, perché ci “costringono” ad osservare la natura. Fare ikebana andando solo dal fioraio… bè si vanifica lo scopo di quest’arte e questo l’ho sempre dichiarato alle mie allieve fin da quando nel 2012 facemmo la nostra prima lezione in esterna (La Giornata della Terra). Con gioia io accolgo sempre l’iniziativa delle allieve a sprofondarci nella natura come lo scorso anno a Nebbiù di Cadore o quest’anno a Merano.

Per tale motivo ho subito apprezzata l’iniziativa, ritrasmessa alle mie allieve, del fotografo Ben Huybrechts di andare a fotografare la natura e creare un ikebana ispirato alle nostre foto o parlando con il maestro di ceramica Jeff Shapiro sono rimasto di come lui giri per la campagna fotografando piante, fiori, osservando come crescono (anche tra le crepe dei muri) e ci si ispiri per fare le sue opere.

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Percorsi che si intrecciano nel nome della natura a cui troppo spesso, presi come siamo da noi stessi, non dedichiamo la giusta osservazione. Non importa abbracciare gli alberi, ma osservare come crescono, la loro corteccia, l’andamento delle radici, se hanno del muschio che li avvolge, vedere la bellezza in una foglia secca, come il sole gioca tra i petali di un fiore, come la natura oltrepassi le mura in cui cerciamo di rinchiuderla.

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E assaporarne i mille differenti profumi. Perché oltre a farci progredire lungo la via dei fiori, ci illumina il cuore e la mente.

Concentus Study Group

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