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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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(Ikebana di Lucio Farinelli – Vaso di Sebastiano Allegrini)

Prendo in prestito, a sua insaputa, questo ikebana del Maestro Farinelli perchè contiene… i narcisi… bellissimo fiore su cui la Sogetsu fa anche una specifica lezione nel 5 libro della scuola.

Come sono fioriti i narcisi? Narra il mito che Narciso (in greco antico: Νάρκισσος, Nárkissos) fosse un cacciatore, famoso per la sua bellezza. Figlio della ninfa Liriope e del dio fluviale Cefiso (o secondo un’altra versione di Selene ed Endimione), nel mito appare incredibilmente crudele, in quanto disdegna ogni persona che lo ama. A seguito di una punizione divina si innamora della sua stessa immagine riflessa in uno specchio d’acqua e muore cadendo nel fiume in cui si specchiava. Di questo mito ne esistono diverse versioni, ma a noi interessa quella romana di Ovidio perché conclude la storia dicendo che quando le  Naiadi e le Driadi vollero prendere il suo corpo per collocarlo sul rogo funebre, al suo posto trovarono un fiore a cui fu dato il nome narciso.

Perché riporto questo mito? Perché spesso è facile in ikebana cedere al proprio narcisismo. Questo ovviamente farà sì che il nostro lavoro non sia nè artistico nè universale. I grandi Iemoto della scuola Sogetsu, ma anche altri grandi sensei che ho la fortuna di conoscere ed ammirare danno una personalissima impronta ai loro lavori tanto che sono immediatamente riconoscibili (come in pittura un Giotto, un Raffaello, un Caravaggio o un Picasso) per chi conosce ovviamente bene il mondo dell’ikebana. Questo non vuol dire che fanno tutti lo stesso ikebana, anzi la loro grandezza sta nel fare ikebana sempre differenti, ma di cui (come i pittori sopra riportati) si riconosce la mano (una scultura di Fidia difficilmente si confonderebbe con una di Michelangelo). La difficoltà sta lì nel mettere la propria personalità, ma non il proprio ego, il proprio narcisismo.

Per quanto io creda che la disciplina della psicologia sia totalmente inutile (visti anche i recenti fatti di persone che hanno commesso atti atroci ed erano in cura da anni – e le cure efficaci non durano anni -, sia perché solitamente gli psicologi sono i primi ad avere problemi di comportamento e spesso di educazione)

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recentemente ho letto un articolo diciamo quasi illuminante in cui si comprende come i narcisisti non si riconoscano tali nemmeno se prendessero dei medicinali (non dico quali in quanto sono educato).

Riporto il testo:

“Psicologi e psichiatri concordano sul fatto che la maggior parte della popolazione dei narcisisti sono maschi, poiché si distinguono per tratti come aggressivita’ e competitivita’ fuori misura per affermarsi anche se pure le donne presentano tali tratti che esprimono in ambiti come il sacrificarsi completamente per la famiglia, lo status dei figli e l’eccesso di cura di se’ . Vi sono anche donne che assumono tratti tipicamente maschili come l’eccesso di aggressivita’ o di dominio e il forte bisogno di ammirazione esplicita. Sia gli uomini che le donne narcisiste hanno in comune l’insaziabile necessita’ di essere al centro dell’attenzione e di essere ammirate in modo piu’ o meno esplicito, aspetto che impedisce loro di considerare le altre persone in modo empatico, di ascoltare e comprendere i bisogni altrui.”

E qui nel mondo dell’ikebana potrei portare esempi a bizzeffe. Da maestri che ti obbligano, in barba ai temi della scuola, a fare solo un tipo di ikebana che piace a loro (che so le fogline piegate, i fili d’erba a circolo, il fiore che si slancia dal vaso, tutto frontale, niente rami etc) o che ti dicono in cosa devi credere o cosa mangiare ad altri che non gli importa dei programmi degli altri gruppi, anzi se possono li sovrappongono come se invece dell’Italia si fosse l’America e ci fossero kili di ikebanisti. Solitamente questi narcisisti fanno l’ikebana “strano” per far capire che sono fighi. E si spalleggiano tra di loro giustificando anche errori clamorosi come quello del kenzan riportato nel mio articolo precedente con un atteggiamento di bullismo e aggressività verbale.

Ma andiamo avanti.

“Il/la narcisista ha una insormontabile difficolta’ nel pronunciare le parole “mi dispiace” poiche’ scusarsi equivale a dire a se stessi che non hanno alcun valore. O sono perfetti o nulla. Le critiche, il disappunto, idee differenti dalle proprie li feriscono a morte, sono molto abili nel dissimulare questo effetto ignorando chi li critica, o cercando approvazione in altri ambiti o colpendo e ferendo chi ha riposto fiducia in loro. I narcisisti sono in genere persone molto affascinanti ad un primo approccio, appaiono intelligenti, perspicaci, consapevoli di se’, di successo, usano le parole in modo abile narrando i loro sentimenti a chi e’ attratto da loro ma non riescono a viverli nella relazione. Dopo poco tempo che si entra in relazione con loro ci si scontra con la loro rigidita’ mentale, mancanza di empatia, presunzione, richiesta totale di attenzione.”

E anche qui gli esempi abbonderebbero. Ne faccio solo alcuni di quelli incontrati nella mia seppur breve carriera di ikebanista.

Maestra che insiste nel dire che il termine mazezashi si dice mazemashi o che gli tsubo (vedasi quinto libro della scuola) sono i vasi a cilindro del nageire e non quelli a “pancia” oppure che le indicazioni di Sofu Teshigahara nel completare un ikebana (un elemento frontale ed uno di profondità) sono ormai sorpassati o che l’ikebana oggi si sta trasformando in qualcosa di troppo kitsch, ma poi nel floating mette le polverine colorate…. e tutto per non ammettere i propri errori quando sono palesi

Persone stufe di essere corrette tecnicamente che vanno a workshop o da altri e subiscono le stesse correzioni, ma non lo ammetteranno mai con loro stesse che avevi ragione te.

Altri che si lamentano della propria situazione privata senza chiedersi come se la passa chi hanno innanzi.

Se la scuola chiede di fare buone foto degli ikebana è inutile dire che non servono a niente o che ahimè siamo a lezione e non su un set. E’ un po’ come dire che l’uva è acerba. Si deve con umiltà accettare critiche e consigli di fotografi ed imparare a fare foto. E comunque non è difficile inquadrare tutto il vaso e il materiale. Tagliare parte di esso con un’inquadratura sbagliata è indice di superficialità e menefreghismo dell’arte di cui siamo i portavoce. Insomma il narcisista piega comportamenti e regole secondo il proprio caso e se le aggiusta sempre. Magari davanti ti fa i sorrisetti, abbraccia gli alberi o vive in città – paradiso (fiscale) tipo Fantasilandia, ma alla fine quello che realizzerà saranno solo accrocchi senza alcun valore, freddi, inermi o tutti uguali a fotocopia. Non svilupperà il talento precipuo dell’allievo o le sue “intenzioni”, ma lo obbligherà a fare delle fotocopie dello stile che a lei piace. E magari sarà come il bue che dà del cornuto all’asino. Insomma dei bambini piccoli che stringono le alleanze, come si faceva a scuola durante la ricreazione, secondo come si sono svegliati quel giorno, anche con persone di cui fin all’altro giorno ne criticavano la “bravura” o ne mettevano il dubbio il talento con derisione.

Per questo io cerco di stare attento a non comportarmi così. Voglio evitare di essere uno di quei maestri che si pongono sempre sotto al riflettore e di cui non vedi mai un lavoro degli allievi o non sai chi sono questi.

E dopo questa piccola, ma credo importante riflessione, direi di lasciarci in musica (ed ecco perché il titolo del blog anche perché le parole dei narcisisti vengono sciolte come burro dal tempo e dalla professionalità): Carmen Consoli – Parole Di Burro E comunque affrontare la vita con ironia senza mai prendersi troppo sul serio…. salverà l’umanità  ^_^

Concentus Study Group

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