Skip to content

Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

11022017-11022017-_mg_4380

Luca Ramacciotti

Nel nuovo libro della Sogetsu  (riservato a chi si diploma maestro) c’è una lezione dedicata a “Composition Using Unconventional material”. Riporto una citazione del fondatore della scuola:

“I regard myself as a creator of shape who uses mainly flowers as his metier, rather than purely as an arranger of flowers.”

Sofu Teshigahara

Sofu è sempre stato affascinato dalle moderne avanguardie occidentali come il Cubismo e il Surrealismo, e per questo iniziò a sperimentare su quella che lui chiamava ikebana di avanguardia, o Zenei-bana, già a partire dalla fine del 1920, con pezzi di ferro e/o di altri materiali non vegetali. Ricorda Sofu: “Qualcuno una volta mi chiese cosa avrei fatto se fossi vissuto in un posto come la Manciuria dove non ci sono fiori o piante. Gli risposi che forse avrei organizzato la terra…. Ovviamente è una fortuna se uno ha i fiori con cui può lavorare, però non sostengo che se si vive in un luogo dove non ci sono fiori è necessario coltivarne a tutti i costi per produrre ikebana. Va ricordato che il termine ikebana è costituito da due parole; ikeru, che significa organizzare o creare, e Hana, che designa fiori, e che tra i due, ikeru è  il più importante. Ogni volta che vado a realizzare una composizione floreale, la mia prima considerazione è l’impostazione. Il mio obiettivo è sempre quello di organizzare quei materiali che ho in modo tale che si adattino armoniosamente con l’ambiente circostante.”

431_01

Lucio Farinelli

In questa lezione non dobbiamo partire da un contenitore e scegliere materiale vegetale e stile o viceversa, ma cercare un’idea, dei colori, degli oggetti che possano sviluppare la nostra creatività. Sia che si decida di ricorrere ad un vaso oppure che si crei una struttura autoportante dovremo lasciare che la nostra fantasia sia stimolata da vetro, pietre, ferro, pluirball, bottiglie di plastica. Si deve focalizzarci su uno o più materiali e cercare di comprenderli al fine di avere una maggiore libertà espressiva e creativa in ikebana. Non c’è un vera e propria metodologia di studio se non quella di essere creativo in maniera costruttiva. Ovvero non fare come in tanta arte moderna cose volte solo a stupire, a colpire, ma che non ci comunicano nessuna sensazione perché sono aride, morte.

Ovviamente dopo 4 anni di stuio del’ikebana Sogetsu il nostro gusto, occhio, modo di percepire le forme sarà così indirizzato verso le “regole” dell’ikebana apprese che non faremo qualcosa di simmetrico, statico, pesante… morto, ma asimmetrico, con pieni e vuoti, l’equilibrio di forme e colori, l’armonia. E questo è meno semplice di quel che possa sembrare. Non dobbiamo fare una scultura, non richiede questo la lezione, ma un ikebana astratto. Questo ha una sua logica sennò sarebbe una lezione solo di bricolage. E’ anche vero che noi occidentali con il nostro backgrund di storia dell’arte alle spalle probabilmente un poco avvantaggiati siamo. Le persone vedendo i nostri lavori devono percepire che siamo studiosi di ikebana. Se per caso pubblichiamo il nostro lavoro su un social e ci chiedono cosa sia… bè abbiamo fallito. Non credo che a Picasso abbiano mai chiesto cosa fosse Guernica. Magari son rimasti perplessi innanzi al dipinto, ma hanno provato delle emozioni.

Questo ovviamente fa parte di un lungo processo creativo e di crescita personale se c’è. Se facciamo ikebana, come ho spesso ripetuto in questi post, per farci notare, se si cambia insegnante per andare da quello che è di moda al momento o al centro dell’attenzione, se si è sempre e costantemente gelosi dei passi degli altri, se vogliamo accumulare lezioni su lezioni senza capire nulla o poco e arrivati al 5 anno si deve rifare le composizioni base (ad esempio il nageire), se si collezionano discipline orientali come se fossero francobolli senza però riuscire in nessuna perché manca anche il talento, se ci si crede Vang Gogh e invece siamo Teomondo Scrofalo, se ci interessano solo i certificati o si crede che facendo i lecchini (sbattendo le ciglia o portando regalie) si vada avanti… bè direi che la canzone che ha vinto lo scorso Festival di Sanremo fa per voi Francesco Gabbani – Occidentali’s Karma

In caso invece positivo si va a creare degli ikebana astratti piuttosto interessanti anche ad un primo spiazzante approccio come hanno avuto ieri le mie allieve di Livorno. A loro ho dato una difficoltà in più perché il materiale lo avevo scelto io (però avevano diverse possibilità di scelta) ed ovviamente non sapevano che lezione avrebbero affrontato. Quindi un triplo salto carpiato nel buio. Anche se devo dire lo abbiamo affrontato a stomaco pieno grazie al meraviglioso meriganto (con sopra come decorazione la riproduzione in pasta di zucchero dell’ikebana con cui Silvia Barucci aveva vinto il Everyone’s Sogetsu Ikebana Exhibition -5th) con cui le corsiste di Livorno han voluto festeggiare in serena armonia e gioia la loro collega.

11022017-11022017-_mg_4390

Nicoletta Barbieri

5-7w

Sivia Barucci

11022017-_mg_4400

Ilaria Mibelli

11022017-11022017-_mg_4386

Rosaria Malito Lenti

Concentus Study Group

Annunci

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: