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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Quando, anni fa, iniziai lo studio dell’ikebana Sogetsu il fenomeno dei social non era ancora esploso e il punto di ritrovo virtuale per gli appassionati era flickr. Esistevano però già le ricerche tematiche tanto è vero che, trovando diversi iscritti appartenenti alla Sogetsu, io stesso fondai su quel social un gruppo dove poter tutti postare le nostre foto e comunicare tra di noi.

Come spesso accade per questi social (vedasi anche myspace dove anche lì eravamo presenti) vengono soppiantati da altri meno a “senso unico” (su flickr si poteva solo pubblicare foto e myspace divenne complicatissimo da usarsi).

Ed esplose il fenomeno Facebook. Come tutte le invenzioni ha il suo lato positivo quanto negativo a seconda di come la si va ad utilizzare. Basti pensare a tutte le bufale che la gente posta senza nemmeno verificare, ma che semplicemente, portano acqua al mulino delle loro idee.

Purtroppo l’ikebana è una delle possibili vittime di Facebook. Ci sono gruppi che pur avendo il nome Ikebana nel titolo accettano qualsiasi tipologia di composizione floreale (in uno di essi ho anche visto una caravella fatta coi fiori) o di persone che pur dicendo di fare ikebana non hanno mai preso un solo giorno di lezione.

Personalmente gestisco due gruppi (Ikebana e Sogetsu in the world) e cerco, se possibile, di limitare la presenza di persone che davvero non studiano ikebana; ho persino scoperto un insegnante della Romania che… non ha mai preso un solo giorno di lezione in nessuna scuola di ikebana.

Tutto questo ingenera sicuramente confusione nel frutiore del servizio, in chi, magari, si vuole avvicinare all’ikebana e trova superficialità e confusione. Anche perché spesso i “like” non vanno all’ikebana bello, ben eseguto, ma a quello strano, eccentrico. Che magari nemmeno è ikebana. E qui, noi insegnanti si dovrebbe tutelare tutto ciò sia andando a selezionare i like da apporre alle foto (spesso si fa per contraccambiare chi ce li mette sempre) sia cercando di postare solo ikebana davvero ben realizzati sia a livello tecnico sia di materiale scelto (non possiamo vedere rami rachitici e fiori grossi come cavoli). E se andiamo arealizzare uno zenei – bana dovremo ricordarci sempre che la nostra base è l’ikebana sennò in realtà realizzeremo solo una scultura. Quindi il nostro lavoro astratto, come minimo, dovrà avere pieni e vuoti, asimmetria, movimento, equilibrio e armonia. Se creiamo una struttura che ricorda l’Atomium di Bruxelles non avremo fatto un ikebana astratto, ma un bricolage degno di Paint Your Life. La difficoltà sarà proprio di creare una struttura moderna, senza materiale vegetale, ma che faccia immediatamente capire che innanzi a noi c’è un ikebanista. Anche se ci metteranno molti like, basterà il commento di una persona che ci domanda cosa sia il nostro lavoro per farci comprendere che abbiamo errato nel nostro intento. Senza considerare chi mette il like alla propria foto (cosa tristissima) o la pubblica innumerevoli volte come se la gente fosse smemorata.

Come districarci quindi nel mare magnum dei social? Basta contattare la persona i cui lavori ci interessano per sapere se è davvero un maestro (e quindi chiedere dei documenti che lo attestino), vedere se usa uno pseudonimo dietro a cui si nasconde (magari perché non pubblica tutti lavori suoi) o il suo reale nome, se c’è una costanza di linea estetica in quel che fa e, soprattutto, se i suoi ikebana danno idea di unicità di materiale, di movimento, di armonia o sono solo dei rami/foglie e fiori messi staticamente in un vaso. L’ikebana è poesia anche nelle sue soluzioni più ardite non oggetti curiosi messi a casaccio vicino l’uno all’altro e il materiale deve essere sempre degno di nota, avere una sua precipua eleganza anche se è di origine povera perché la pop – art è finita da anni. Aggiorniamoci se vogliamo essere di avant garde.

Concentus Study Group

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