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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

sull-estetica-giapponese

Di recente ho letto questo interessante saggio che indaga a 360° sull’estetica giapponese correlata alle arti tradizionali. Di seguito riporto alcune parti del testo che ho trovato davvero interessanti e/o curiose.

  • Per Keene tuttavia la deperibilità rimane “l’ideale estetico giapponese più caratteristico”. Non vi è dubbio che sia tra i più antichi, dal momento che si fonda sul concetto buddhista di mujō , termine solitamente tradotto come “caducità”: nulla è immutabile e il nostro unico rifugio è quello di accettare, o persino di celebrare questo assunto.
  • La bellezza è sia espressione sia risultato di una consapevolezza che proviene da uno sguardo sulla natura altamente auto-cosciente, accompagnato inoltre dalla disciplina, che è una delle ragioni per cui in Giappone le arti raramente mancano di profondità.
  • (Fujiwara no Teika) “Se guardo lontano non vedo né boccioli di ciliegio/Né foglie colorate;/Solo una modesta capanna sulla costa/immersa nel crepuscolo d’autunno.” Il poeta che osserva la scena non sceglie il ciliegio, rosa e allegro, né l’acero rosso dai colori vivaci, due cavalli di battaglia delle vedute stagionali hade. Preferisce il profondo autunno, convenzionalmente la stagione più cupa, e il crepuscolo, quel momento della giornata in cui tutto ciò che è luminoso sparisce nella monocromia del tramonto. Il sottinteso è che qualsiasi idea di eleganza si ritrova, piuttosto, negli opposti di tale qualità.
  • L’abbondanza è inutile, o anche peggio, volgare. L’uno può stare per il tutto – di meno è sempre di più.
  • Questi bunjin giapponesi intendevano la tradizione letteraria come un rifiuto dello stile accademico, e per questo erano liberi di creare un tipo più personale di arte per amore dell’arte (mostrando così un modo più eccentrico di crearla). Molte sono le storie di comportamenti strani, eccessi alcolici, atteggiamenti estremamente frivoli ed esperimenti (come quello di mettere ragni vivi negli ikebana per offrire un particolare tocco di stagione).
  • Il maestro dell’arte di disporre i fiori Teshigahara Sōfu una volta disse che shin è un tokonoma tradizionale con pavimento di tatami, il sostegno principale laccato e tutte le proporzioni precise e formali, mentre gyō un tokonoma con pavimenti in legno, le venature ancora visibili e il sostegno principale forse costituito da un tronco d’albero naturale. Disse poi di non aver mai sentito di un tokonoma alla maniera sō, semplicemente perché non vengono fatti in quel modo, ma di sicuro vi sarà in una casa rustica un qualche rudimentale tokonoma per la cerimonia del té che potrebbe in teoria avvicinarsi, per la sua informalità al concetto di sō .

Concentus Study Group

 

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