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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Il titolo di questo post è di Herbert Marshall McLuhan che prosegue affermando: La fotografia, il cinema, conferiscono una specie di immortalità, una preminenza alle immagini e non alla vita reale.

Mi riallaccio idealmente al post precedente (L’arte è gioia, memoria e non costrizione) dove si analizzava l’importanza di ricordare un ikebana attraverso la fotografia sia per un proprio piacere personale sia perché opere di Sofu, Kasumi, Hiroshi o Akane senza la fotografia probabilmente sarebbero andate perse come quelle di altri maestri, di altre scuole, precedenti a loro. Perché il disegno di un ikebana non è mai la stessa cosa di una fotografia.

Quando noi posizioniamo un ikebana questo riceverà della luce che sia di una fonte elettrica o naturale. La luce che proviene dalla finestra è differente da quella elettrica e questa da quella al neon. Tre luci che daranno forma (e colore) differente al nostro lavoro.

Noi che lo abbiamo in casa sappiamo come è fatto, ma ad una mostra come andiamo ad illuminarlo? Recentemente alla dimostrazione fatta da Ikebana International all’Archivio Centrale dello Stato i nostri tavoli erano stati posizionati male per ciò che riguardava l’illuminazione e (io, Silvana e Romilda dato che nessuno ci dava una mano) ce li siamo spostati affinchè i nostri ikebana fossero adeguatamente illuminati.

E dopo?

Come vogliamo trasmettere o illustrare il nostro lavoro?.

Consideriamo che la luce diretta intensifica colori come il rosso e il porpora mente il blu e il viola perdono di intensità e il giallo tende a sembrare bianco e la luce neon “cambia” il colore e il volume del materiale che illumina. Probabilmente è una mia deformazione professionale, ma ho sempre visto con stupore e meraviglia come una scenografia possa trasmormarsi con l’illuminazione giusta, possa comunicare al pubblico determinati stati di animo. Spesso diamo per “scontato” quanto la luce ci influenzi.

E tutto ciò è ben descritto nel video a cura di Ben Huybrechts dove possiamo vedere come un’installazione cambi di forma e volume a seconda di come venga illuminato per cui andando a fotografare un ikebana (soprattutto se non è eseguito da noi) abbiamo una bella responsabilità che ci dovrebbe portare a non accontentarci di uno scatto e via.

A lezione io premo molto su questo tema e per me è significativo vedere come un allievo usa le foto fatte da me, come invece scatta la foto con il cellulare senza minimamente stare ad inquadrare bene il suo lavoro o come a casa metta in pratica ciò che io gli ho trasmesso io nel mio piccolo o fotografi come Ben Huybrechts, Giuseppe Cesareo o Lorenzo Palombini. Se noi ci teniamo che il nostro lavoro sia ben realizzato, preciso, equlibrato perché poi al mondo lo presentiamo in una maniera non adeguata? E se anche lo volessimo tenere solo per noi perché mortificarlo o accontantarsi di una foto quasi buona? Non sarebbe rispettoso verso i fiori e l’arte che amiamo. Quindi ricordiamoci sempre di come usare la luce, come indirizzarla e di come risaltano e risultano i colori dei nostri materiali.

  La luce è una cosa che non può essere riprodotta ma deve essere rappresentata attraverso un’altra cosa,
attraverso il colore. Sono stato contento di me, quando ho scoperto questo.
(Paul Cezanne)

 

Concentus Study Group

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