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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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Perché iniziare un post di ikebana con una foto mia con Luca Tommassini che (purtroppo) non fa ikebana?

Perché sabato scorso a Lucca ha presentato il suo libro Fattore T.

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Ovviamente il titolo gioca sul cognome, ma T sta per Talento, argomento principale della sua biografia. Tommassini ha detto due cose, per me fondamentali, durante il suo incontro e che io ripeto sempre mentre svolgo le lezioni di ikebana.

Prima di tutto l’importanza della squadra. Questo è un termine che Tommassini ha ripetuto molte volte, e chi legge il mio blog, e come sanno bene le mie allieve, per me è un concetto di un’importanza vitale.

La squadra (pur avendo un leader, concetto differente da “capo”) è compatta ed offre più possibilità dell’essere singolo, sciolto, che va per conto suo. Ed ovviamente per essere squadra si deve lavorare tutti sempre assieme, non solo quando ci fa comodo o ci interessa.

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La seconda riguarda il talento. Cosa è il talento? Tommasini ha detto che lui non aveva un corpo adatto alla danza eppure ha ballato per Madonna, Diana Ross, Prince, Janet Jackson, Whitney Houston, Kylie Minogue e Michael Jackson. Cosa è che spinse Enzo Paolo Turchi, con la sua grande esperienza, a puntare su quel ragazzo? Il Talento.

Se hai talento tutto viene più “semplice” nel senso che superi sacrifici di qualsiasi genere.

Tommassini ha affrontato molto allenamento, privazioni, ha tentato il tutto per tutto, ma alla base indubbiamente c’era del talento suo che ha fatto sì che, nonostante non avesse un fisico da ballerino, sia diventato non solo uno dei più famosi, ma conteso dalle varie star della musica pop mondiale.

E si ritorna al punto iniziale. Cosa ci incastra anche qui Tommassini con l’Ikebana?

Che da noi ci vuole il fattore…I

Tommassini durante l’incontro ha detto che ha consigliato ad alcune persone che continuavano a fare corsi su corsi di danza (spendendo tempo e denari) di cambiare, che quello non era il loro campo o di non farsi molte illusioni.

Infatti, aggiungo io, di ballerini ce ne sono tanti, di Tommassini no.

Lo stesso accade in ikebana. Le persone studiano, fanno un percorso con impegno, raggiungono alcuni traguardi base e poi? Workshop su workshop e poi?

Prima di tutto l’umiltà. Tommasini scherzando ha detto che la sua compagna fissa è l’ansia, che non è mai sicuro di quello che fa nonostante tutti i successi che ha alle spalle. Perché è un vero e serio professionista. Chi si sente arrivato, bravo, che non ha bisogono di consigli (o li ingolla male) può fare tutti i workshop di questo mondo, ma per dirlo alla toscana rimarrà sempre “ciuccio” (non lo andate a cercare in italiano ha un altro significato, per noi toscani vuol dire asino nel senso di studente svogliato).

Se si partecipa ad workshop per farci vedere e non ci accorgiamo del lavoro svolto dagli altri, se ci sembra che il nostro sia superiore a tutti, o se di workshop in workshop non abbiamo un effettiva crescita artistica, mentiamo a noi stessi aggiustandoci mentalmente il giudizio del maestro (a gente su due workshop ho visto smontare entrambi gli ikebana e questo qualcosa vuol dire)… bè.. manca il fattore I. O almeno quella spinta di “umiltà” che ti spinge ad cercare di essere sempre migliore, di superare i tuoi limiti.

E ritorniamo al primo punto. La squadra. Perché nella squadra ci si confronta, si parla, si discute, ci si scambia le idee. Il singolo è in mezzo al deserto e anche se legge libri, studia o altro non avrà mai un confronto costruttivo.

Perché se Tommassini ha la #tommassinivirtualfamily noi abbiamo l’#ikebanafamily ed è bello stare insieme e comprendere quanto le necessità del gruppo siano superiori a quelle del singolo.

_mg_0312(Ikebana di Luca Ramacciotti – Vaso di Sebastiano Allegrini)

Concentus Study Group

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