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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

_mg_0344(Ikebana di Lucio Farinelli – Vaso di Sebastiano Allegrini)

Non prendete questa citazione per autoreferenzialismo dato che è tratta dall’intervista che ho fatto al fotografo Gabriele Micalizzi per il portale Dasapere.it con cui collaboro, ma credo esprima bene il concetto:

“Attraverso lo sviluppo dei social media parliamo più con immagini che con le parole basti pensare anche all’introduzione dell’emoticon. Quindi diciamo che in un futuro prossimo comunicheremo quasi solo con immagini o simboli e non più componendo parole scritte.
Sul fatto che siamo tutti fotografi trovo che sia una cosa positiva, pensiamo solo a quante foto incredibili riusciamo a vedere di situazioni inaccessibili. Mi vengono in mente le vite dei narcos messicani o gli account instagram della Nasa o degli esploratori estremi. “

La citazione va letta nell’ambito dell’intervista perchè ovviamente fa parte di un contesto che inizia (e termina) prima della parte riportata però (non so se in un futuro vivremo solo di immagini, ma dato come la gente scrive forse sarà meglio…) ben delinea il mondo attuale.

Vedo già chi segue il mio blog sospirare: “Ecco un altro post sulla fotografia”. Beh.. sì ^_^

Come riportato nel mio articolo Sofu his boundless world of flowers and Form, il fondatore della Scuola Sogetsu per farsi fotografare i suoi ikebana non chiamò l’amico di turno, ma Domon Ken, il più famoso fotografo giapponese dell’epoca. Non fece un libro di disegni dei suoi ikebana (per quanto sia importante disegnare un ikebana anche per progettarlo) nè di foto qualsiasi. E lui diede lo sviluppo ad un connubio (iekabana e foto) molto sentito nella mia scuola (devo dire più che in altre).

Se si sfogliano le riviste, i libri della Sogetsu si vede con quanta attenzione c’è lo studio di fondali, luci ed inquadrature.

E’ importante per un ikebana la fotografia? Cosa cambia tra una buona fotografia ed una pessima?

Partiamo dal presupposto che si fa ikebana per noi, per la nostra soddisfazione personale e che lo collocheremo in un ben preciso punto della nostra casa/ufficio/hall/galleria etc. Nella scuola Sogetsu infatti c’è una lezione che prevede proprio lo studio dell’ikebana nell’ambiente circostante, che vada perfettamente ad inserirsi.

MA

Che accade quando lo andiamo a fotografare? La macchina fotografica risponde ai nostri comandi. Come dice saggiamente Franco Fontana “se insegnano ad una scimmia a pigiare il pulsante di una macchina fotografica lei scatterà foto. Saranno buone? No. Perché non le fa ragionando.” (citato a memoria mi perdonino se ci sono inesattezze)

Ecco la differenza sta qua; tra cosa vogliamo comunicare, in quale modo e come si vede la realtà noi attraverso un obiettivo.

_MG_6925Questa foto è stata scattata durante la mostra all’Ara Pacis. Non c’era possibilità di mettere sfondi per cui, memore dei consigli di amici fotografi, ho cercato di mettere a fuoco l’ikebana e sfuocare il contorno. Ci sono riuscito? Sì. Ma quanto fastidio obiettivamente danno le persone dietro? La ringhiera? Quanto distraggono l’occhio in una sovrapposizione di linee e colori?

Torniamo all’ikebana iniziale di Lucio Farinelli.

_mg_0338Lucio lo aveva posizionato così. Gli riconosco la cura nell’accostamento cromatico tra il gambo dell’alchechengi e la cornice del quadro e si vede benissimo il gioco di forme e di colori,

MA

la prima cosa che noto è il quadro e poi il telefono. Ah l’ombra dietro all’ikebana.

Eppure l’ikebana è lo stesso. Non ho usato ritocchi fotografici o altro. Se uno oggi va a casa di Lucio vede l’ikebana così. Ma il nostro occhio si focalizzerà sull’ikebana andando a “togliere” in automatico quello che non vuol vedere, scordandosi del contesto che la macchina fotografica invece ci pone sullo stesso piano.

Cosa cambia tra la foto iniziale e questa che chiude (contenti? Sta per finire l’ennesimo post sull’ikebana e fotografia) il mio post di oggi? Lucio ha fatto ikebana con i materiali avanzati ad una mia composizione e da una lezione di ikebana. Lo ha fatto per sua soddisfazione. E vuole condividere la sua gioia con altre persone che condividono la sua stessa passione per l’arte dell’ikebana. Voi quale delle due foto mandereste online?

Concentus Study Group

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