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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

IMG_1129-2a(Ikebana Sogetsu di Luca Ramacciotti  – Vaso di Sabine Turpeinen)

Quando ho iniziato a prendere lezioni di ikebana ero totalmente al digiuno di ogni concetto o storia inerente quest’arte. Mi aveva colpito, durante una dimostrazione, sapere che Hiroshi Teshigara (direttore della scuola) aveva fatto una scenografia per Turandot. Quindi quello studio io lo finalizzavo al mio lavoro di regista. Verso la fine del I livello iniziai seriamente ad occuparmi di quest’arte, a leggere tutto ciò che il mercato proponeva in materia di libri, siti, social.

A dieci anni di distanza, se mi volto indietro, vedo che ho fatto con scrupolo ed onestà ogni passo nello studio di quest’arte. Vi ho profuso il massimo impegno e serietà. Non mi son mai riempito la bocca di paroloni per fare scena, nè mi sono mai presentato differentemente da quello che sono ovvero uno schietto e verace toscano (rimando alla lettura di Curzio Malaparte – Maledetti toscani). Non abbraccio alberi nè recito frasi zen, ma dedico ogni attimo della mia vita, non occupato dal lavoro, all’ikebana. Anche lo studio della fotografia e della ceramica è legato a questa arte che va veramente rispettata perché noi abbiamo a che fare con “esseri viventi”.

Se per fare la cosa strana poniamo un fiore in un vaso di vetro senza acqua ci scordiamo che noi si sta eseguendo un ike (vuol dire far vivere) bana (hana significa fiore e per eufonia diviene bana). L’idea del fiore racchiuso in una bara di vetro che piano piano muore mi fa rabbrividire.

La Sogetsu permette di fare delle cose incredibili, strutture lignee, ikebana a 360°, utilizzo di qualsiasi tipologia di materiali, ma dobbiamo sempre attenerci al fatto che si fa… ikebana. Si deve subito capire a prima vista che ciò che abbiamo innanzi non è né flower arrangement né una bomboniera storta. L’ikebana deve avere sempre una sua dignità. E’ vero che possiamo utilizzare qualsiasi tipo di contenitore, ma o lo sappiamo utilizzare in maniera geniale come in questo esempio

378541_10150439573417509_1326247145_n(Ikebana Sogetsu di Lennart Persson – vaso… lattine da bibita!)

oppure avremo creato solo una cosa che stride. Questa apparente “libertà” che concede l’ikebana Sogetsu in realtà è un porre continue difficoltà tra il fare la cosa bella e sprofondare nel caos. Come si vede da questo esempio (Ikebana Belgium – Two Or More Containers And Five Or More Materials) davvero basta buon gusto, sapienza tecnica per fare con “poco” (in apparenza)… “molto”.

Per cui affrontiamo lo studio di quest’arte seriamente, evitiamo persone che non la studiano, ma che la fanno da sé perché gli nasce dal cuore (!!??!!), o persone che usano il “latinorum” per dirla alla Manzoni (o in questo caso termini giapponesi messi a casaccio) per far sembrare quello che non sono. Se si fosse su un set di un film, sul palco di un teatro il dietro le quinte ci farebbe capire che il davanti è solo una facciata…. ecco la scuola Sogetsu è a 360°, guardiamo anche il dietro della facciata se ci convince. Non ci dobbiamo accontentare, o rallegrarci se il maestro ci dice sempre che siamo bravissimi (ahimè nessuno nasce imparato) e questo non lo dico a mia difesa dato che tutti sostengono che sono un maestro severo. Lo sono perché di coscienza nell’ora di lezione devo darti il massimo di ciò che io ho imparato in questi anni, devo insegnarti un’arte non illuderti che la sai già fare perché così è più gratificante per l’allievo e meno faticoso per l’insegnante. E per dirla con le parole della sempre saggissima Mafalda…

mafalda

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