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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

abbuffata

Di recente in un mio post (Come un ikebana) ho paragonato l’alta cucina all’ikebana. Torno di nuovo ad occuparmi di “cucina ed ikebana” per un fatto successomi recentemente.

In Italia sta andando per la maggiore la ristorazione “all you can eat” dove con pochi euro (non superano mai la ventina) puoi abbuffarti di cibo. Solitamente questa offerta è riservata principalmente ai ristoranti cino-giapponesi ovvero i cinesi che si son riciclati anche come giapponesi dato che questa ristorazione sta conoscendo un successo clamoroso rispetto a pochi anni fa.

Se uno si reca a far spesa e compera del pesce si accorge del costo che questa tipologia di materia prima ha. Quindi la domanda è: che pesce mangio all’you can eat? Un po’ come se si realizza quanto costa la carne e che nei fast food hai panini con hamburger, formaggio, insalata e pomodoro a pochi soldi.

Quindi la qualità si paga. Si prediligono materie prime ottime perché poi faranno parte del nostro organismo per cui scegliamo se trarne benefici od ingollare veleni.

E l’ikebana? Vale lo stesso discorso. Una persona che chiedeva informazioni mi ha gentilmente fatto notare che i nostri corsi costano. Vero. Però….

Mi faccio due conti in tasca.

Iniziamo dal luogo dove si svolge la lezione. Se andiamo su sale parrocchiali (in senso lato possono anche essere spazi comunali, ma è per rendere l’idea della tipologia di luogo tristanzuolo) di certo si risparmia.

Però…

Avremo una sala grande? Luminosa? Con bei tavoli spaziosi? Tovaglie sopra? Probabilmente no. Magari tavolinetti piccoli, niente tovaglie, ma (forse) foglioni di plastica impermeabile. Invece delle pareti bianche potrebbero capitarci dei teli appesi alle pareti per non far vedere che il muro è sciupato e invece delle finestre le grate di uno scantinato. Possiamo anche decidere di risparmiare sui tavoli facendo ikebana in ginocchio…. ma non siamo geishe….

Quindi si paga per avere una sala degna di questo nome. Che sia di struttura privata o di albergo.

Andiamo avanti.

Le materie prime. Potremmo prendere rami qualunque da strada e fare tutte le lezioni, previste per ogni livello della scuola, con quelli e con gerbere, crisantemi e rose. Si risparmierebbe di sicuro.

Però…

Se uno realizza quanto costano i fiori e la quantità di materiale che diamo a lezione è presto fatto il conto (anche per me che ho litigato fin da piccolo con la matematica). La continua ricerca per non ripetere all’interno dello stesso anno di corso i materiali, scoprirne di nuovi per dare più prospettive e punti di vista. Materiali freschissimi presi al mercato dei fiori o da grossisti, ordinati con giorni e giorni di anticipo. E i nostri fornitori subiscono decine di messaggi e richieste e sanno che sulla qualità non si discute. Nemmeno se ci fanno sconti.

E’ vero che, a differenza del cibo, non mangiamo i nostri materiali, ma ci servono per nutrire la nostra anima, i nostri occhi, i nostri sensi. Vogliamo donare loro belle cose o intristirli con materiale (per dirlo alla lucchese) abbracchito?

I vasi. Si può andare da quelli artigianali a quelli industriali… a quelli di Ikea. Però van sempre scelti in base all’ikebana. E’ vero che per la nostra scuola si utilizza qualsiasi tipologia di vaso…. ma a tutto credo ci sia un limite. Vasi antropomorfici li eviterei ad esempio…. Non si può prendere la prima cosa che capita, la scelta è fondamentale perché si va ad insegnare un “gusto” alle persone. Noi siamo responsabili della crescita dell’allievo che si affida a noi. Non si deve piegare l’ikebana al vaso, ma viceversa. Con il maestro Sebastiano Allegrini sto proprio portando avanti questa tipologia di studio sulla ceramica. Capire cosa possa essere funzionale per l’ikebana e cosa no.

Ciò non limita la fantasia dell’ikebanista. Se uno vede i lavori pubblicati nei libri della Stichting Kunstboek si ha la dimostrazione di un’ampissima gamma di vasi (o non vasi) ed ikebana. Ma sempre siamo su alte quote.

A questo punto il mio interlocutore potrebbe dirmi che a lui di tutte queste cose non importa. Preferisce spendere di meno. Mi sta benissimo, va da un altro insegnante che magari fa i corsi stile Groupon. Ai nostri corsi (miei e di Lucio Farinelli) nemmeno si accede quando ad una persona pare e piace proprio perché stabiliamo da un mese all’altro quale materiale prendere (non dando a casaccio rami/fiori a chi c’è c’è) e perché vogliamo realizzare un discorso continuo di impegno. Ogni anno si inizia e si porta a termine un livello. Fare lezione ogni tanto non serve a nulla.

E nei soldi del corso son previste anche lezioni virtuali dato che siamo gli unici che, tra una lezione e l’altra, chiedono agli allievi di esercitarsi (se vogliono) a casa e mandarci le foto dei loro lavori che noi con gli editor fotografici andiamo a correggere.

Perchè noi preferiamo la qualità alla quantità. Pochi piatti, ma ben eseguiti.

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