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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

© fotografico Ben Huybrechts(© fotografico Ben Huybrechts)

Il 17 settembre 2005 partecipai all’Istituto giapponese di cultura al workshop di ikebana che mi spinse poi a prendere lezioni di questa arte che poco conoscevo e di cui ignoravo il sottoterra culturale e il mondo che mi si sarebbe aperto innanzi.

Gli allievi della mia prima insegnante puntavano tutti al titolo finale di maestro, io sinceramente no anche perché (e credo questa sia una condizione di tutti coloro che iniziano lo studio dell’ikebana Sogetsu) al primo livello non si capisce pienamente il cammino che stiamo percorrendo.

Probabilmente lo studio, e poi il lavoro, assieme a Lucio  Farinelli è scaturito dal fatto che entrambi non smaniavamo per l’ambito titolo di maestro, ma ci documentavamo su quest’arte, ogni settimana si faceva un ikebana che confrontavamo tra di noi non avendo nessuno che ci seguisse nel cammino “domestico”.

Grazie a Flickr ho, abbiamo, potuto incontrare amici da tutto il mondo che facevano ikebana Sogetsu, confrontarci, capire le differenze di materiali (locali) utilizzati, le interpretazioni dei temi della scuola.

Facebook ancora di più ha allargato, come cerchi concentrici sull’acqu,a questo panorama internazionale importantissimo mentre noi si terminava lo studio e si diventava a nostra volta maestri.

Era tutto finitio? In realtà essere maestri non significa assolutamente nulla. E’ solo una qualifica che sottolinea che son passati cinque anni (o più) da quando hai iniziato lo studio dell’ikebana Sogetsu ed ora hai un altro punto di vista per rivedere e studiare il programma della scuola, approfondire temi, esplorare e provare materiali di qualsiasi tipo.

Vero puoi salire in cattedra ed insegnare, ma è ancora meglio scendere dalla catedra, stare in mezzo agli allievi e condividere, crescere con loro, fare esperienza, evitargli quegli errori che tu stesso hai commesso come acquistare vasi inutili, abbinamenti di colori errati o di materiali etc.

Essere maestro vuol dire comperare libri per approfondire lo studio, avere vasi da provare, sperimentare tecniche e… saper fare foto. Come diceva giustamente ieri Ben Huybrechts durante il suo workshop a Monaco la fotografia è l’unica traccia che resta del tuo lavoro per te e per gli altri. Non si fa la fotografia per noi e basta, ma per condividere il nostro lavoro, la nostra esperienza con le persone interessate. Dire che non ci importa della fotografia o la condivisione è un volersi isolare da coloro che in tutto il mondo stanno compiendo il nostro cammino. E, sempre come sottolineato da Ben, non serve avere una macchina fotografica incredibile perché non è che con quella si faccia automaticamente belle foto però un ikebana ben eseguito fotografato male è spreco del nostro tempo e basta.

Essere maestro è anche partecipare a workshop, magari rinunciando ad altre cose e focalizzarsi su questo perché è importantissimo. Si approfondiscono temi, si vede come altre persone, con altri contenitori e materiale simile (non ci sarà mai un ramo, un fiore una foglia uguali) sviluppa il compito assegnato, c’è scambio di vedute, la gioia della condivisione e del partecipare ad un lavoro collettivo. Si va lì per imparare non per fare begli ikebana ed ognuno si esprime in base alla parte del cammino compiuto senza alcuna vergogna o timore verso chi è più avanti rispetto a noi perchè come dice Ilse Beunen dobbiamo sentire feeling con il nostro lavoro, i fiori usati, capire come valorizzarli non pensare a cose esteriori.

E se il nostro cuore sarà puro e ci farà lavorare in tale senso troveremo gioia negli ikebana ed incontreremo splendidi amici come è successo anche di recente a Monaco per cui il workshop si prolungherà a cena dove tra un’ottima birra ed una buona portata continueremo a parlare di ikebana.

Perché è questo che vuol dire, per me, essere maestri.

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