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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

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"Luca Ramaciotti"  "workshop by Ilse Beunen Photography: Ben Huybrechts"(© fotografico Ben Huybrechts)

Per un tipo impaziente come il sottoscritto studiare l’arte dell’ikebana (o della ceramica) è a volte una lotta con i mulini a vento, ma l’esperienza (nel primo caso, con la ceramica son proprio agli inizi) mi ha oramai insegnato a non bruciare le tappe.

L’ikebana in foto fu realizzato durante l’indimenticabile workshop con la maestra Ilse Beunen a Roma. Fin dalla prima volta che sfoglia Ikebana Today (ed. Stichting Kunstboak) mi innamorai di un materiale che Ilse mi rivelò essere il wooden strip che da loro utilizzano i fiorai, ma introvabile da noi. Sto parlando di circa 8 anni anni fa. Per un carattere come il mio equivalgono ad un secolo circa. Quando si ideò il workshop con Ilse ovviamente le chiesi di poterne fare uno usando questo particolare materiale ligneo colorato (pentendomene dato che è difficile non renderlo solo una decorazione, ma parte integrante dell’ikebana. Se, come dice Ilse, lo appendiamo come decorazione dell’albero di Natale non va bene, non deve essere un corpo estraneo al nostro ikebana). Scrivo questo  perché documentandomi, vedendo gli straordinari libri della Stichting Kunstboak a volte smanio di poter provare determinati ikebana o materiali o vasi, ma ormai c’è esperienza. Se al posto dei wooden strip avessi usato dei nastri avrei solo copiato l’idea, ma il risultato sarebbe stato ben diverso e probabilmente misero.

Al mercato dei fiori di Roma hanno del filo metallico malleabile di vari colori che per consistenza e forza è davvero bello da usare, ma funziona per la sua tipologia, usassi un filo di rame colorato avrei un risultato diverso soprattutto se lo mettessi, appunto, solo come una decorazione, un qualcosa in più.

La mia maestra  mi ha insegnato che l’ikebana deve sempre dare idea di “movimento”, mai di costrizione o di essere inerme ed io spero sempre di far percepire ciò.

Vi lascio con una citazione tratta da “Taccuino giapponese” di Giangiorgio Pasqualotto (libro scoperto grazie all’allieva Lucia Pierelli) che si riferisce ai suiseki, ma penso sia collegabile a tutta l’arte giapponese, ma non solo:

Anche la pietra, cioè, come ogni altra manifestazione della natura, possiede una specifica energia che si rivela nella sua consistenza, nella sua forma e nel suo colore, i quali si trasformano nel tempo, in dipendenza dalle circostanze ambientali. […] Ed è proprio questa sua capacità di rimanere salda in mezzo ad ogni avversità e di reagire ad esse con pazienza e lentezza, la qualità che, nelle tradizioni orientali, la rende modello di vita.

Ikebana di Luca Ramacciotti

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