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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

18_02(Schema Stile Base Verticale Scuola Sogetsu rielaborato da Moris Vincoletto)

La bellissima citazione di Picasso che apre questo blog è riferibile a qualsiasi attività artistica quindi ikebana compresa. Soprattutto likebana della scuola Sogetsu.  La scuola di ikebana che rappresento è celebre per l’ampia gamma creativa che ha, per le sue grandi installazioni e per lo “stile libero” che si insegna durante il percorso di studio (a differenza di altri grandi scuole). Se l’ikebana perde (apparentemente) l’aspetto sacrale per acquisire lo status di arte moderna è anche vero che pone una difficoltà di base ai suoi studenti, quello di essere sempre artisti a 360° senza nascondersi dietro a regole che potrebbero anche divenire pericolosi steccati. Di contro, acquisendo una certa maestria, è anche vero che possiamo ricorrere ai khion (i nostri stile base) realizzandoli con l’esperienza degli anni di studio alle spalle e non l’inesperienza dei primi anni per cui l’aspetto sarà totalmente diverso.

Proprio nel penultimo numero del Sogetsu Magazine la Maestra Ishikawa Ryu ha realizzato una variazione n°1 con una tale perfezione da sembrare uno stile libero.

Perché dico questo? Perché a volte è difficile far bene comprendere cosa sia l’ikebana della Sogetsu. Le altre scuole ti parlano del rispetto della Natura, della stagionalità come se a noi non appartenesse mentre in realtà utilizziamo anche noi i fiori di stagione, materiale selvatico difficilmente sarà abbinato ad un’orchidea o una rosa ad una gerbera etc. Solo che noi abbiamo in più lo scatto sullo stile libero che viene insegnato da subito e non è appannaggio solo dei grandi maestri come nelle altre scuole, viene studiato durante il percorso. Come se mentre si impara a fare le astine ogni tanto si provasse a scrivere una lettera. Se è vero che non utilizziamo solo materiale vegetale (ma è sempre  il 97% della nostra creazione), che ogni tipologia di contenitore può essere utilizzato (o anche nessuno) è pur vero che noi stessi viviamo di fiori e… di regole.

Lo schema che apre il post è relativo alla primissima lezione che si fa a scuola. Per i primi due anni si fanno praticamente solo astine… e qualche salto nel vuoto.

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(© fotografico di Luca Ramacciotti)

E tra un’astina e un tentativo di parola intanto studiamo quanti più materiali possibili trovandoli in natura o al Mercato dei fiori o dai grossisti. E’ bene conoscere il materiale che andiamo ad usare, ma soprattutto riconoscerne il profumo, lasciarsi ammaliare dalla sua bellezza, dalla sua fragranza. Se di un fiore, di un ramo, di una foglia conosciamo la scheda scientifica, ma non sappiamo apprezzarne la forma, le sfumature di colore, il profumo non stiamo facendo veramente ikebana.

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(© fotografico di Luca Ramacciotti)

La primavera col suo risveglio ci dona una quantità incredibile di colori, fragranze, sensazioni. Quando compero i fiori per le lezioni passo continuamente il naso da un mazzo all’altro, lascio che i profumi mi travolgano, cerco di memorizzarli. E’ importante ricordare che sensazioni olfattive il fiore ci ha comunicato. Anche in negativo (per me) come con la mimosa il cui polline mi fa molto… commuovere. Ricordare come abbiamo utilizzato quel fiore, in che stile, tema, perché, che sensazioni ha stimolato nell’accostarsi ad un altro fiore nella stessa composizione poiché anche chi vedrà il nostro ikebana percepirà quelle sensazioni. Ed un giorno avrò pure il coraggio di utilizzare il mio amato gelsomino (la cui piccola piantina mi portai dietro dal soggorno a Nizza) il cui profumo rimane, per me (assieme alla lavanda) uno dei più magici.

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