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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

10427351_10205748163123982_6720038308551512828_nPrendendo spunto da questa simpatica vignetta che mi ha postato sulla bacheca di Facebook la mia allieva Yanitsa Georgieva vorrei chiarire un punto fondamentale nello studiare/fare ikebana Sogetsu. Su questo blog più volte ho sottolineato come l’ikebana della scuola da me rappresentata sia moderno, tridimensionale e lasci libertà espressiva all’esecutore, ma…

Quando questa libertà si infrange su ciò che è davvero ikebana e quello che non lo è? Spesso studiando con la mia maestra mi sono trovato a realizzare degli ikebana che non avrei mai eseguito in quel modo se fossi stato da solo. Limitava la mia libertà di espressione? No la riportava sul giusto sentiero pur mantenenendo l’idea di base.

Quando non era sicura di aver compreso ciò che io avevo voluto fare me lo domandava (o forse era un modo carino di dirmi che non andava bene :)) e assieme si correggeva il tiro.

La sua lezione fondamentale era: Questo che aggiungi (ramo, fiore, foglia, plastica, materiale secco, etc.) fa parte dell’insieme o è solo un’aggiunta? I materiali tra di loro hanno una corrispondenza? Danno un senso di unicità o sono sparpagliati per il vaso? “Comunicano” tra di loro o sono solo materiali messi in un contenitore?

Era frustrante fare quello che io non avrei realizzato? Sinceramente a volte sì. Mi dispiaceva? No. Ero lì per imparare, avevo cambiato maestra per quello. Di sentirmi dire che ero bravo non mi importava perché vedevo che non c’erano progressi, ero ad un punto fermo. E nell’arte, per me, non ci dovrebbe mai essere un punto di arrivo.

Comprendo che a lezione si cerchi di fare un ikebana che ci soddisfi, ma come spesso ho ripetuto anche qui (e nelle orecchie delle mie allieve) siamo lì per imparare non per fare una bella composizione, o meglio questo è l’ultimo dei “problemi”.

Se ad un allievo dico di eseguire un passaggio non è per castrarne la creatività, per fargli fare il mio ikebana, ma perché probabilmente già ho vissuto quell’esperienza, ho un occhio più allenato. Poi a casa sua è liberissimo di fare come vuole e con i materiali da lui scelti.

A volte può anche essere che chieda una cosa per colmare una lacuna, per migliorare una tecnica, per sforzarlo a fare qualcosa di nuovo.

Quando si comprende ciò si va veloci sul sentiero dei fiori perché smettiamo di porre noi stessi ostacoli.

E siccome appunto è il sentiero dei fiori… lasciamo che siano essi a trionfare nel nostro ikebana.

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