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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

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L’ikebana e la ceramica sono un connubio piuttosto inscindibile. E’ vero che con la Scuola Sogetsu si possono utilizzare anche vasi in vetro, plastica, ferro (etc) oppure realizzare ikebana senza contenitore, ma la ceramica resta l’abbinamento principe. Il contenitore “fa parte” dell’ikebana, non è un elemento di accessorio e nemmeno secondario. Gli Iemoto della Scuola Sogetsu son sempre stati grandi ceramisti ed hanno ideato vasi stupendi (basti vedere quelli di Hiroshi Teshigahara) e credo conoscere un poco questa antica materia sia importante. Inoltre pensiamo alla ricercatezza della ceramica giapponese dal raku alla ceramica karatsu.

Da qui la decisione di iniziare un nuovo cammino sotto la supervisione di un maestro che in questi tre anni ha seguto da vicino le nostre esigenze realizzandoci splendidi contenitori e presso cui abbiamo già realizzato con le nostre allieve un workshop lo scorso novembre che sarà replicato, dato il successo riscontrato, il prossimo marzo: Sebastiano Allegrini (Anime affini) che ha il suo laboratorio/ negozio Pots nel cuore di Roma.

Penso che sia importante per un maestro di ikebana capire meglio questa metaria, la sua lavorabilità, gli smalti, che sia un sentiero collaterale a quello della via dei fiori, un percorso da non trascurare. Dobbiamo sì conoscere fiori e piante, ma anche ciò che andrà a “raccogliere” il nostro lavoro.

In tre lezioni sono stato capace di fare questa piccola tazzina storta in foto (qui appena smaltata in attesa di essere cotta) e una specie di vaso (di cui la prossima settimana deciderò la sorte). Poco? Niente affatto. Sto imparando un’arte tanto antica, quanto nobile ed affascinante. Non mi interessa ad ogni lezione di realizzare qualcosa, ma fare tecnica, tecnica, tecnica. Sbagliare, ricominciare da capo fa parte del gioco. Come dico sempre quando insegno ikebana non dobbiamo agli inizi pensare alla composizione che facciamo e a farla “carina” , ma assimilare le tecniche, le misure, lo spazio.

Nell’arte non si deve avere fretta, né scoraggiarsi sugli iniziali insuccessi, ma assaporare ogni singolo passo senza mettere innanzi il proprio ego e quello che ci piace o meno.  Se il maestro corregge si ringrazia. Se insiste nel farci fare gli stessi passi è per il nostro bene. A quello che piace a noi penseremo quando, e se, diventeremo bravi in quel compito.

La vita ormai è frenetica, compulsiva e nevrtotica. Non diamo fretta almeno all’arte.

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