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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

07122014-IMG_8317(doni natalizi ricevuti dalle mie allieve del corso di Livorno)

Nei giorni scorsi nel gruppo di Facebook “Ikebana Passion” ho discusso con un membro che scrive dalla Romania che non ha mai studiato ikebana in una scuola ufficiale, ma ha letto molti libri per cui insegna ikebana perché come ha detto un’altra persona intervenuta nella discussione, l’ikebana viene dal cuore non dalle regole.

Ecco io non mi spiego l’ostinatezza di dover dire che si fa ikebana. Diciamo flower arrangement, definiamoli composizioni essenziali. Vengono dal cuore? Mi fa piacere, ma si sa che TUTTE le scuole di ikebana hanno regole ben precise, stili o temi da seguire. Quindi non ci si improvvisa (come in fin dei conti in tutte le arti).

Questo è un discorso che non mi stancherò mai di fare e che qui ho ripetuto varie volte. L’ikebana non è mettersi seduti, meditare, che è di moda, e poi si fa la composizione. Anzi la composizione potremmo anche non farla! L’ikebana è l’introiettamente delle regole, dei principi base e soprattutto l’attento, pedissequo studio della natura, dei materiali che dobbiamo cercare o che abbiamo a disposizione. Osservare il materiali e capire come lavorarlo, posizionarlo questo è fare ikebana. Questo il percorso del Kadō. Quindi poi concretizziamo lo studio, l’osservazione facendo l’ikebana.

Poi che l’ikebana debba essere una comunicazione di “cuori” tra chi l’ha eseguito e chi lo osserva è innegabile ed indispensabile sia che commuova sia che faccia restare per la sua peculiarità.

Ma se siamo improvvisati smettiamo di dire che si fa ikebana o peggio ancora Jiyubana perché se malamente scimmiottiamo delle composizione base figuriamoci lo stile libero.

Ogni volta che io tengo una lezione la ripasso sui libri della Sogetsu che ho per paura magari di scordarmi qualcosa nella spiegazione, cerco gli esempi da fare e programmo con largo anticipo i vasi da usare e i materiali vegetali perché non mi sembrerebbe onesto un comportamento diverso da questo nei confronti di un allievo.

Vedere la loro crescita, i loro cambiamenti man mano che son sicuri su tecniche e regole è di una soddisfazione incredibile che un improvvisato, od uno che fa ikebana malamente o per mettersi in mostra con tanto di titoloni sempre esibiti, non avendo altro da mostrare, non assaporerà mai. La passione che cresce nei cuori degli allievi, la soddisfazione di riuscire dove prima magari avevano fallito, l’onestà intellettuale di un rapporto basato sul desiderio di imparare realmente, il passaggio da un cuore all’altro son tutti sentieri del Kadō ed è solo così che invece di una composzione di fiori faremo un ikebana.

“Si possono spiegare all’uomo meno intelligente le cose più astratte, s’egli non ne ha ancora alcuna nozione; ma non si può spiegare la cosa più semplice all’uomo più intelligente, s’egli è fermamente convinto di sapere benissimo ciò che si vuole insegnargli.”

(L. Tolstoj)

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