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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

© Mariano Soto(© Mariano Soto)

…disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.
“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
“È il tempo che ho perduto per la mia rosa… ” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa… ”
“Io sono responsabile della mia rosa… ” ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

(Il piccolo Principe – Antoine de Saint-Exupéry)

Ho iniziato questo post con un’opera di sumi-e di Mariano Soto ed una citazione che ho sempre molto amato e che, credo, ben si adatti al mondo dell’ikebana.

L’immagine scelta, tra le sue tante bellissime, di Soto è perché come lui osserva nel dettaglio un fiore per poi dipingerlo dandogli una nuova vita (ed anima) così si deve fare noi guardando il materiale scelto, o che si ha a disposizione, per il nostro ikebana. La frase di Saint-Exupéry invece è  sia per sottolineare quanto i fiori vadano trattati bene sia perché alla fine del nostro lavoro, “l’essenziale che è invisibile agli occhi” non lo sia al nostro animo.

Fare ikebana non vuol dire dover creare qualcosa di forzatamente particolare, usare rami “storti”, ma andare a realizzare qualcosa che dia un senso di pace, di equilibrio in chi osserva.

E’ importante la scelta del materiale perché non tutti i fiori van bene per i vari stili (anche quelli liberi), ma si deve comprendere pienamente cosa è meglio adoperare per il tema da svolgere e quale contenitore sarà più adatto. Per questo nelle mostre tendo a far usare alle mie allieve varie tipologie di fiori. E’ fondamentale che ci sia questa ricerca (oltre al fatto che se si fanno in una mostra 5 ikebana, 3 non possono avere gli stessi fiori), che si desideri farla; è per me, questo l’ikebana, non tanto la realizzazione poi terminata. Se non c’è questa premessa, questo studio faremo solo belle composizioni. Forse. O avremo sciupato del materiale. Probabilmente.

I fiori non devono sembrare messi in un vaso, devono avere una loro dignità. Determinati materiali andranno lavorati (come il pino o il papiro), altri invece “alleggeriti” da troppe foglie, altri son già pronti. La ricerca e lo studio sono parte stessa del creare ikebana. Amo da sempre fare lezione anche in esterna (con Lucio Farinelli siamo stati per primi a ideare ciò) perchè è importante che gli allievi sappiano reperire il materiale in natura, per la stagionalità, per l’osservazione. Come è importante anche avere un bel posto dove andare a lavorare.  Senza offese per sale parrocchiali od oratori, non possiamo realizzare ikebana in corridoi su tavolini di mezzo metro di diametro. L’allievo deve stare comodo, in una bella sala ed avere lo spazio per il vaso e il materiale, sennò avremo un affastallamento di cose e sarà impossibile concentrarci. Come è fondamentale che tenga pulita di continuo la sua postazione. L’ordine è sia mentale sia fisico.

Al termine del nostro percoro realizzeremo quindi il nostro ikebana. Se naturalistico dovrà sembrare che i materiali usati non siano messì lì a casaccio, ci deve essere unità tra di loro. Se l’ikebana invece sarà più scultoreo (che so andando ad inserire materiale non convenzionale) allora ancora di più l’aspetto “naturalistico” dovrà venir fuori sennò avremo solo messo nel nostro lavoro un foglio di plastica, una rete o che so carta. Nulla deve essere lasciato al caso. La mia maestra insiste continuamente su questo concetto come la scelta del materiale da usare ed ogni volta il suo consiglio è illuminante per me (gli anni di pratica che ci distanziano hanno una loro valenza).

Perché facciamo ikebana.

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/racconti/narrativo/racconto-5311-6>

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