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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Monthly Archives: aprile 2014

 

QR

 

Lucio Farinelli, che lavora da sempre con me nel campo dell’ikebana, oltre a realizzare il nostro sito Ikebana Sogetsu e quello dell’Ikebana International Chapter di Roma ha realizzato il QR relativo alle informazioni base per contattarci.

Il  QR (in inglese QR Code, abbreviazione di Quick Response code, codice a risposta veloce)è un codice a barre bidimensionale composto da moduli neri disposti all’interno di uno schema di forma quadrata. Viene impiegato per memorizzare informazioni generalmente destinate a essere lette tramite un telefono cellulare o uno smartphone. In un solo crittogramma sono contenuti 7.089 caratteri numerici o 4.296 alfanumerici.

Ringrazio pubblicamente Lucio per l’ottimo lavoro svolto.

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Il Linguaggio Muto della Natura Dopo mesi di preparativi la grande mostra organizzata dall’Associazione Shizuka sta per andare in porto. Il 25 p.v. alle 17.00 si avrà l’inaugurazione di una mostra evento dato che per la prima volta le varie arti giapponesi non solo saranno tutte presenti sotto lo “stesso tetto”, ma si “mescoleranno” tra di loro. Nella galleria dedicata agli ikebana con una presenza principale della Scuola Sogetsu (gli ikebana saranno realizzati dalle allieve del sottoscritto e di Lucio Farinelli), e la partecipazione della scuola Ikenobo nell figura di Yoko Kurata, sarà esposto un bonsai ed un suiseki, nella galleria dedicata ai suiseki ci sarà all’ingresso un bonsai, nella serra dove esporrà lo Shodo ci sarà un ikebana del sottoscritto, nella grande sala dedicata ai bonsai e ai giardini giapponesi all’ingresso si troverà un ikebana della scuola Ohara realizzato da Silvana Mattei, coaudiuvata da Paolo Biagini. Nell’Aranceta dove si svolgeranno le imperdibili conferenze, di nuovo ci saranno presenze delle varie arti a cominciare dall’ikebana di Romilda Iovacchini (Scuola Ohara).

Se l’invito a partecipare era stato rivolto a me ho avuto il piacere di allargare la rappresentanza delle scuole di ikebana sotto l’egidia dell’Ikebana International (Chapter di Roma).

1Programam Il linguaggio muto della naturaProgramam Il linguaggio muto della natura

Come si vede tra esposizioni, conferenze e mostre fotografiche il programam è fitto. E per la prima volta in Italia la Scuola Sogetsu farà tre grandi installazioni che accoglieranno i visitatori all’ingresso dell’Orto Botanico.

Ma c’è un motivo in più per venire a sperdersi lungo questi sentieri orientali a cui il meraviglioso Orto Botanico fa da suggestivo sfondo. LAssociazione Shizuka collabora con l’Onlus Ali di scorta per la lotta ai tumori in età pediatrica. Alcuni volontari saranno presenti e a disposizione di chi vorrà avere informazioni. Perdendoci lungo i molteplici sentieri dell’Orto Botanico fermandoci a contemplare le volute dello shodo, le ramificazioni dei bonsai, l’eternità dei suiseki ricordiamoci dell’impermanenza della vita come sottolineano gli ikebana e delle bellezze che la natura, l’arte ci dona. Senza dimenticarci di chi non è fortunato come noi.

25-26-27 aprile orto Botanico La Sapienza di Roma: Il linguaggio Muto della Natura.

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Spesso facendo lezione capita di provare lo stesso ikebana in vasi differenti per studiare come possa cambiare l’impatto visivo. E’ un esercizio molto utile perché a volte si hanno sorprese inaspettate.

Stamani siamo partiti da uno vaso alto utilizzando un ramo di bambù ed un’orchidea cymbidium.

Ho spogliato il ramo di bambù come fosse un simplified lasciando una sola foglia di bambù e vi ho abbinato il tralcio di orchidea che avevo.

Ikebana di Luca Ramacciotti

Realizzato questo ho trasportato il tutto in un contenitore differente che avevo ritenuto interessante. La mia scelta è caduta sulla piramide.

Ikebana di Luca RamacciottiOvviamente cambiare il contenitore non solo si va ad intaccare le proporzioni tra i materiali ed esso, ma si cambiano le tecniche di “ancoraggio”.

L’ultimo cambio è stato fatto utilizzando il mio più recente acquisto.

Ikebana di Luca RamacciottiIl miglior risultato è stato proprio l’ultimo “adattamento”, quello a cui probabilmente non avrei mai pensato ad una prima ideazione di questo ikebana.

Il maestro che lavora con me, Lucio Farinelli,  ha sviluppato il tema “solo fiori” in un cestino dorato, l’input era quello di scatenarsi con colori “indiani” e il risultato è stato questo:

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Ovviamente cambiando contenitore e utlizzando una fruttiera color aragosta è mutato il tutto. Dall’iniseme di colori allegro di partenza si è arrivati ad un’esplosione totale, meno sobria forse, ma completa

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E probabilmente il risultato migliore è proprio il secondo, quello con il contenitore che poteva sembrare eccessivo all’inizio.

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The Sun, tec.mista su tela, arazzo cm 220 x 240, 2011(Gioni David Parra :The Sun, tec.mista su tela, arazzo cm 220 x 240, 2011)

Diversi anni fa durante la manifestazione WineArt Festival venne realizzata una mostra d’arte. Rimasi folgorato da un’opera dove la pittura era materica, grumosa, sfumature di rosso catturavano l’occhio e l’animo. Un uomo mi chiese se mi piaceva (era mezz’ora che gli scattavo foto). Alla mia risposta affermativa si presentò dato che ne era l’autore. Conobbi così Gioni David Parra grande srtista e persona meravigliosa. In questi anni ho seguito la sua notevole carriera artistica, visto le sue mostre ed osservato l’incredibile sviluppo della sua arte. Dato che ebbi l’onore e il piacere di abbinare un mio ikebana ad un suo quadro (Ikebana e spazio), gli ho chiesto il grande favore di “prestarmi” una sua opera per un lavoro da svolgere con le mie allieve del IV livello. Generoso come sempre mi ha inviato diverse sue opere la cui scelta, per quest’anno, è caduta sull’opera che apre questo post.

La sfida per le mie allieve era quindi di creare un ikebana che si “sposasse” con questa tela, che creasse un perfetto connubio. Il dispiacere è stato che non avendo una stampa professionale del quadro si è perso un poco l’effetto notevole di questo arazzo di cui per fortuna le mie allieve avevano avuto la foto orginale da studiare. Una delle ultime lezioni del IV livello infatti è di ideare un ikebana per spazi, occasioni o “sfondi” ben precisi. Perché allora non immaginare di realizzare un ikebana per un museo e cosa di meglio di un quadro stimolante per cromatismi e forme come quelli di Parra su cui studiare?

Lascio la parola alla mia allieva per il momento.

Anne Justo: Vedendo il quadro, i colori vivaci di un sole con tutte le sue sfumature, mi è venuto in mente uno specchio, il riflesso di questi colori e forme. Mi sono ricordata del Floating variazione del II livello dove i fiori devono “galleggiano”  e ho utilizzatto contenitori trasparenti per dare ancora piu l’effetto naturale del rilesso che desideravo. Il tutto circondato, poggiato su  un ramo di nociolo contorto per ricordare la terra.

Ikebana di Anne Justo(Ikebana di Anne Justo)

 

Per questo studio ci siamo messi in gioco anche noi insegnanti.

Ecco l’idea di Lucio Farinelli: Ho deciso di “mescolare” forme e colori del quadro. Per tale motivo il sole bianco è divenuto una sfera nera e il bianco del sole è divenuto un dettaglio floreale e su tutto i rami rossi.

Ikebana di Lucio Farinelli

(Ikebana di Lucio Farinelli)

Per quanto riguarda il sottoscritto ho cercato di ricordare con delle gerbere la sfericità del sole e con delle bacchette di vetro i colori predominanti del quadro. Come contenitore ho utilizzato una “prova di vaso” di Sebastiano Allegrini perchè la sua matericità mi ricordava i segni di colore nero e marrone del quadro.

Ikebana di Luca Ramacciotti

(Ikebana di Luca Ramacciotti)

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Il più grande nemico della conoscenza

non è l’ignoranza,

ma l’illusione della conoscenza.

(Stephen Hawking)

Domenica in una soleggiata giornata sulla costa labronica ho tenuto la mia mensile lezione di ikebana presso l’Associazione Oriente. Nel silenzio più assoluto si sentiva solo il frusciare di rami e lo “snap” delle hasami. Spiegare la lezione e lasciare agire la creatività in questo consiste l’80% della mia lezione a cui segue la correzione dell’ikebana e le spiegazioni di tali “raddrizzamenti di rotta”. Ogni allievo ha un suo percorso, una sua storia, sue difficoltà. Ci sono preferenze su stili, su materiali, ma la lavorazione, lo studio, l’attenzione è la medesima senza che tali tendenze possano creare dei limiti. Consiglio loro libri (a partire dal Kadensho di Sofu Teshigahara), mostro le riviste della Sogetsu perchè vedano come la scuola opera, l’ikebana si evolve e soprattutto per sgomberare il campo dall’idea che l’ikebana sia un’ispirazione newagistica.  “Hana-no-kokoro” per i giapponesi indica il rapporto “spirituale” tra il fiore e l’ikebanista, tra il maestro e il discepolo e tra l’uomo e tutte le cose viventi, tra l’uomo e la natura. E’ un rapportarsi con il mondo per capire che ogni cosa ha un suo valore, non che per fare ikebana dobbiamo fare chissà quali circumnavigazioni mentali. Come tutte le forme d’arte ha una teoria, una filosofia alla base, ma ha anche tecnica, studio. E nella semplicità delle forme, dei colori ha la sua concretizzazione. Non è che se facciamo la cosa “strana” siamo artisti, anzi spesso l’ikebana più bello nasce dall’idea più “naturale”, il famoso uovo di Colombo. Dobbiamo lasciarci trasportare da emozioni visive, idee di colori, forme, luci. Questo è il processo creativo che mi aspetto da chi studia con me. L’osservazione attenta del materiale perché da lì nasce il tutto. E’ il materiale che ci dice come lavorarlo, come metterlo in risalto. Se non l’osserviamo, se mettiamo il tutto velocemente nel vaso, ma magari storto per fare la cosa artistica avremo solo dei fiori (storti) in un vaso, non un ikebana.

Ilaria Morimono (Ilaria Mibelli)

Rosaria Spreading

(Rosaria Lenti)

Rosanna Spreading

(Rosanna Lari)

Ivana IV Variazione

(Ivana Bosimini)

Silvia Hanging

(Silvia Barucci)

Nicoletta Haning

(Nicoletta Barbieri)

Può sembrare a volte che non si arrivi da nessuna parte, sentirci frustrati, ma la sfida tecnica, visiva, il mettersi in gioco continuamente farà sì che il nostro percorso si evolva, troveremo nuove strade, faremo esperienze. L’orgoglio, il sentirsi già arrivati ci farà solo rimanere fermi in un punto.

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Lo zen e l'arte di disprre i fiori

E’ riprovevole voler far credere di sapere più di quanto realmente si sa, ed è necessario essere modesti.

Non bisogna mai farsi vincere dall’orgoglio: esiste sempre un grado superiore a quello che si è raggiunto.

[…]

Dal momento in cui l’allievo rinuncia ad anteporre se stesso alla propria opera, è in grado di cogliere direttamente, insieme alla natura del fiore in cui si manifesta l’universo, le leggi della propria natura e quelle che regolano la natura del fiore.

(G. Herrigel Lo zen e l’arte di disprre i fiori)

Quando iniziai a studiare ikebana questo fu uno dei primi libri che lessi. E credo che chi si vuol avicinare all’ikebana o studia quest’arte debba leggerlo, comprenderlo, e saperlo “a memoria”. Spesso si ha un’idea distorta dell’ikebana che corrisponde un po’ all’idea generale di questi ultimi anni in merito al campo artistico. Essere artisti non vuol dire alzarsi un mattino e dipingere Guernica, ma alzarsi tutte le mattine e studiare, tanto studiare, con la speranza un giorno di riuscire a realizzare Guernica… o qualcosa che le somigli. Oggi invece siamo tutti artisti, registi, fotografi. Trasmissioni come Paint Your Life (a partire dal florist che ha citato spesso in maniera errata il termine ikebana) ti fanno credere che se prendi un oggetto qualsiasi e lo trasformi malamente sei un artista. Oppure in maniera newageistica che se guardi la natura vi scopri significati reconditi che ti portano a fare ikebana (letto e discusso di recente sul blog di una signora).

L’arte si studia e molto. E’ vero che non tutti quelli che escono dal conservatorio sono Paganini, ma possono essere ottimi musicisti. Come non tutti coloro che hanno artisti in famiglia (emblematico il figlio di Giacomo Puccini) per osmosi lo siano.

A volte dopo le dimostrazioni o le mostre le persone mi chiedono, indicando un ikebana: “Quello cosa significa?” Spiego loro se è uno stile base od uno dei temi di III e IV livello e loro sorridendo mi rispondono: “Sì, ma cosa significa?” So che aspettando di sentirsi dire cose del tipo: “E’ il tramonto del sole sul monte Fuji mentre cadono petali di ciliegio.”, ma è ovvio che da me certe risposte non le avranno mai.

Avendo la fortuna di conoscere due insegnanti Ohara come Mauro Graf e Silvana Mattei mi arricchisco storicamente e botanicamente, è bellissimo sentir parlare Graf del Monte Meru, delle origini dell’ikebana perse tra storia, mitologia e concetti filosofici oppure passeggiare per l’Orto Botanico di Roma con la Mattei e vedere che conosce ogni filo d’erba e te ne illustra tutti i dettagli. A questo unisco la mia passione per la pittura (la Sogetsu è molto legata ai concetti dell’arte moderna mondiale), al mio lavoro in campo teatrale, alle sperimentazioni che vedo fare da maestri internazionali oltre che nella pagina Facebook della Sogetsu stessa.

Perché lo studio non termina mai. Se ci sentiamo artisti e si fa ikebana perché l’arte fa parte della nostra vita da sempre si parte con il piede sbagliato soprattutto se non assimiliamo ogni singola specifica regola. Può sembrare inutie ricordarsi tutte le posizioni, angoli dei rami negli stili base soprattutto quando poi faremo i temi di III e IV livello, ma il bravo ikebanista sarà quello che ha talmente introiettato questi concetti da non aver problemi di “idee” innanzi al foglio bianco dell’apparente stile  libero. E’ importante, e questo è stato uno dei principali insegnamenti della mia attuale maestra, capire se ciò che aggiungiamo al nostro lavoro ha un vero senso o meno. Mi spiego meglio. Composizione con frutta e fiori (IV livello). Noi mettiamo il caso si utilizzi un ramo, della frutta e un fiore qualsiasi. Dovremo dare una forma unica al tutto. Poniamo che so il ramo in un contenitore o su di una base, e la frutta come se facesse parte del ramo. Ha senso mettere che so uno dei frutti sbucciati? Se fa parte del tutto sì, sennò è solo voler strafare. Tempo fa  (vedasi articolo in proposito) realizzai un morimono dove una melograna era tagliata in due perché volevo dare dei colpi di colore e forme e inserii il tutto in un ben preciso contesto. Ma se avessi messo la stessa melograna per metà sbucciata con i pezzetti di scorza seminati lungo il lavoro che avrei aggiunto? Questo è il lavoro da farsi in campo ikebanistico dove “less is more”.

Cito ancora dalla Herrigel: “Malgrado l’assoggettamento ad una forma, la creazione di un insieme di questo tipo lascia all’artista la massima libertà e non pone alcun limite all’espressione della sua fantasia.” Noi abbiamo davanti una possibilità cromatica offerta dalla natura che non ha nessun artista. Non dobbiamo cercare di ricreare i colori come fanno un pittore, uno scultore, un ceramista. Li abbiamo, li possiamo usare liberamente con mille sfumature. Se scuole come l’Ikenobo ricercano in maniera quasi “ossessiva” la forma perfetta del ramo, dell’inclinazione, del fiore o la scuola Ohara che usa determinati materiali in determinate forme compositive (in entrambi i casi il discorso è più lungo e complesso di questa mia breve frase), la Sogetsu è più “libera”, ma la ricerca di forme, colori da mettere “in un vaso” sono identiche. Non dobbiamo pensare all’ikebana come ad un agorà dove ognuno si sente di esprimersi artisticamente senza sapere la differenza tra rami principali e secondari o le tecniche di ancoraggio. È disciplina, molta disciplina (come in tutte le arti orientali) ed osservazione. Spesso per un ikebana ho in mente una ben precisa forma per cui vado a cercare il materiale che mi facilita il lavoro, ma so che quel materiale dovrò comunque osservarlo, lavorarlo (o a volte lasciarmi “lavorare da lui”), che forse cambierò idea strada facendo. Di certo non posso pensare di trovare un ramo come voglio io o di ideare un ikebana non in base all’impatto “visivo”, ma alle mie idee recondite. Perché è arte. Se leggiamo le illuminanti lettere di Van Gogh sullo studio di luce e colore (un pittore molto attento all’arte giapponese fra l’altro) vediamo che non dipingeva un seminatore per esprimere il duro lavoro che piega l’uomo sotto il sole contro la classe dominante. Poi magari i critici ce lo vedono, e forse lo stesso Van Gogh incosciamente lo pensava, chi può dirlo, l’importante è capire il processo creativo, lo studio continuo e necessario, e mai perderlo di vista:

“Caro Theo,

È stata una settimana di serrato e duro lavoro nei campi di grano in pieno sole: ne sono venuti studi di messi, paesaggi e uno schizzo di seminatore.

Su di un campo arato, un grande campo di zolle viola, sale verso l’orizzonte un seminatore in azzurro e bianco.

All’orizzonte un campo di grano maturo.

Sopra tutto, un cielo giallo con un sole giallo.

Dalla sola nomenclatura delle tonalità, senti che il colore gioca in questa composizione un ruolo importantissimo.

Così lo schizzo in quanto tale – tela da 25 – mi tormenta molto nel senso che mi chiedo se non si debba prenderlo sul serio e farne un quadro formidabile. Dio mio quanto mi piacerebbe! Il fatto è che non so se avrei la forza di esecuzione necessaria.

Metto da parte lo schizzo così com’è, non osando quasi pensarci. Già da tempo desideravo fare un seminatore, ma i desideri che coltivo da tempo non si realizzano sempre.

[…]

tuo Vincent”

Van Gogh - Seminatore

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Ikebana di Luca Ramacciotti

Nella mia carriera “scolastica” ho avuto due insegnanti da cui ho ricevuto preziosi insegnamenti non solo a livello “pratico”. E il maestro è davvero fondamentale. Me ne sono accorto in questi anni dove forse ho “faticato” più che nei precedenti, in cui sono entrato più in “crisi”, ma che mi ha fatto evolvere e capire molte cose come non mai. Perché l’ikebana si può fare per hobby, per divertimento, per stare bene, per imparare un’arte. Vari livelli di partecipazione e “lettura” della parola ikebana. Ma al di là di tutto fondamentalmente si impara un’arte. E come tutte le arti ha sue regole ben precise. Imparate queste poi si può creare, ma è come se io volessi fare un vaso di ceramica senza sapere l’abc se mi ostinassi a ignorare le regole che sono il solido basamento su cui si regge tutto. Oggi in viaggio studiano un libro su tecniche fotografiche sono incappato nella seguente frase di Cézanne: Potrei essere impegnato per mesi senza spostarmi, solo girandomi un poco verso destra o verso sinistra. Ecco questo, per me, è l’atteggiamento dell’ikebanista. Osservare attentamente il mondo che ci circonda, il materiale che abbiamo. La calma, il “rilassarsi”, l’osservare, indagare e poi per ultimo comporre. La mia prima maestra sosteneva  che non si doveva invidiare chi era alivello avanzato o commiserare chi era indietro a noi perché ognuno si esprime in base a quello che ha imparato e se fa le cose con coscenza un ikebana del I livello sarà bello come quello di uno di IV. Ovvio andando avanti si mparano più cose, si ha più possibilità di espressione, si migliora (o almeno ci si prova) “sempre” per cui si “cresce”, ma avremo sempre qualcuno avanti e più bravo di noi e qualcuno indietro che inizia i primi passi. La superbia non fa parte del mondo dell’ikebana.

La mia nuova maestra di solito invece mi spreme come un agrume perché sostiene che pretende di più da chi è di un certo livello rispetto a chi inizia o sta ancora studiando. Se si riflette i due insegnamenti non sono scollegati tra di loro. Anzi. E li subisce una persona che è da sempre recalcitrante alle regole, che si ribella. Ma se noi andiamo da una persona ad imparare una qualsiasi cosa è perché stimiamo quella persona, la reputiamo brava. E la mia insegnante per fortuna lo è. Poi ognuno ha il suo carattere e una storia alle spalle, ma l’allievo la dovrebbe lasciare sulle soglie dell’aula.

Credo in questi anni di essere cresciuto almeno in consapevolezza grazie alla mia maestra e ben venga che mi “sprema”. Se lei mi dirà che un mio lavoro va bene o mi promuoverà di livello son sicuro che lo farà con la coscienza tranquilla, perché me lo merito. Lei non fa sconti ed ha ragione. Perchè mi sta insegnando un’arte.

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