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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Copertina

Durante la Mostra “Il linguaggio muto della Natura” presso l’Orto Botanico si è tenuta una tavola rotonda dove è emerso come i principi “base” delle arti orientali si rincorrano tra di loro con evidenti similitudini e, nello stesso tempo, divergenze. Ieri è uscito il nuovo libro del professor Tollini (presente durante la succitata mostra) e vorrei riportarne una parte tratta dall’introduzione in quanto è palese che lo stesso atteggiamento si dovrebbe avere anche praticando ikebana.

“Infine, vi è il desiderio di creare uno spazio-tempo lontano dai tumulti e dagli obblighi sociali della società, un luogo appartato dove assaporare l’arte senza le contaminazioni del mondo. L’ideale è una capanna isolata in mezzo alla natura*, che ricorda la dimora dei «ritirati dal mondo», coloro che isolandosi si dedicano alla  ricerca spirituale e all’arte.

Qui si celebra l’ideale dell’uchi, «l’interno, il proprio», in contrasto con il soto, «l’esterno, l’altrui». Uchi e soto sono concetti che hanno caratterizzato la cultura giapponese da sempre. La lontananza geografica dal continente e l’isolamento del paese hanno contribuito a sviluppare un forte senso di separazione tra ciò che pertiene alla propria sfera e quello che invece riguarda quella degli altri. Nel Tè¹, l’esterno è il mondo delle attività mondane, turbolento e coinvolgente, l’interno è il proprio mondo interiore: tra essi si pone una linea netta di demarcazione, con una continua tensione, talvolta risolta drasticamente verso l’uchi, visto come la dimensione genuina del proprio essere. Nel Tè, il chashitsu² rappresenta la dimensione dell’uchi dove  tutto ciò che avviene riguarda la propria interiorità. Il passaggio dal soto all’uchi avviene fisicamente in modo simbolico attraverso il cancello d’entrata che separa le due sfere, poi attraverso il giardino in cui man mano ci si inoltra verso la dimensione interiore e la purificazione alla fontanella, poiché l’interno è la sfera della non contaminazione. Per terminare con l’entrata nel chashitsu attraverso il nijiriguchi, la strettissima porta che simboleggia l’entrata nel nuovo mondo, la rinascita. Ora dentro lo chashitsu si è uomini nuovi avendo lasciato tutto quello che riguarda la vita nella società, e quello che lì avviene riguarda solo la propria interiorità: lì si trova la pace dello spirito, si trova la quiete e si trova, o si può trovare, l’illuminazione. (A. Tollini – La cultura del tè in Giappone – Piccola Biblioteca Einaudi)

*Ovviamente per l’ikebana (soprattutto Sogetsu il cui motto è che ognuno può fare ikebana in qualsiasi luogo, momento e con qualsiasi tipo di materiale) non è richiesto un rifugio in mezzo alla natura, ma posso assicurare che quando abbiamo avuto la possibilità di fare lezione in mezzo alla natura tutto acquista una nuova luce. Tendenzialmente la natura rilassa perché viene più spontaneo quel distacco dal contingente quotidiano rispetto ad una sala dove dovremo noi con forza compiere questo atto.

¹ in un precedente passaggio il professor Tollini spiega che con Tè intende il cha no yu dato che il termine cerimonia è poco appropriato

² la sala dove si svolge il cha no yu

 

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