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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

© Robert Mapplethorpe(© Robert Mapplethorpe)

Ho già trattato in passati post l’argomento inerente la fotografia di ikebana, ma ci ritorno in vista dell’organizzazione di due workshop che si terranno a Roma rispettivamente il 10 maggio e il 12 ottobre p.v. Se il re indiscusso su questo tema è Mapplethorpe è pur vero che noi, nel nostro piccolo, possiamo cercare di far sì che il nostro lavoro risulti al meglio. Nessuno ha uno studio fotografico, luci e fondali, ma possiamo tentare di rendere buono il nostro lavoro perché quell’immagine non solo è quello che comunichiamo al resto del mondo, ma è anche l’unica testimonianza che resterà del nostro ikebana.

Le tecniche fotografiche sviluppandosi hanno dato un’ampia gamma di possibilità alla portata di tutti ed un incremento incredibile delle foto che vengono costantemente pubblicate sui social network per non parlare di programmi di grafica ormai scaricabili anche sugli smartphone.

Il problema è che questo ha portato a far sì che si scattino milioni di foto di cui il 90% son da gettare via. E invece le pubblichiamo lo stesso.

Questa foto fu fatta durante una mostra ad un mio ikebana da parte di Giuseppe Cesareo che terrà il primo workshop romano.

Ikebana © fotografico di Giuseppe Cesareo (http://www.cesareofotografi.it)

Questa è la versione (mi scuso con Giuseppe in anticipo, ma è per spiegare! Lascio il copyright perché la foto originale è sua) che si potrebbe photoshoppare senza un minimo o poca esperienza.

550218_3310175951066_1168110547_32661886_1218808855_nCiò per dire che se non siamo davvero esperti meglio cercare di fare un’ottima foto piuttosto che andare ad impelagarci in risultati che magari al nostro occhio possono pure sembrare ottimi lavori, ma che…. cito: Da quando esiste Photoshop non siamo più disposti a concedere alla fotografia lo status di rappresentazione oggettiva della realtà. (Marco Pratellesi).

Un muro, un telo bianco (basta andare in un negozio di stoffe e farsi tagliare uno scampolo delle dimensioni a noi necessarie) o di un colore uniforme qualsiasi (dipende dal tipo di ikebana da fotografare ovvero dal colore dei fiori e del contenitore) sono strumenti più che ottimi per fare un buon lavoro. Ed ovviamente una buona luce.

Una volta la mia prima insegnante mi fece fare questo ikebana (a mio discapito dico che ero al II livello!) per una mostra all’interno di una biblioteca, spazio trovato dall’allora mio compagno di studi Lucio Farinelli. Al di là del lavoro (ripeto ero al II livello!) come si vede la foto è brutta, come era sbagliata l’esposizione. C’è una sovrapposizione, di forme, colori, immagini al di là della grata. Non era un posto ottimale per l’esposizione e la foto scattata malamente accentua il tutto.

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L’ikebana sottostante, realizzato per una mostra successiva nel medesimo luogo, presentava lo stesso tipo di problema, ma la foto di partenza era migliore quindi lavorabile.

IMG_2756

Nella foto al termine di questo piccolo paragrafo la vedete  photoshoppata (grazie al fotografo Lorenzo Palombini) ovvero senza la grata retrostante.

E qui vorrei chiarire un concetto. Photoshoppare una foto non è che ti permette di prendere una foto orrenda e trasformarla in buona, ma di apportarvi correzioni diciamo di “tiro” oppure eliminare elementi di disturbo come nel caso di questa foto. Ma per farlo si deve veramente padroneggiare il mezzo. Piuttosto è meglio pubblicare la foto così come è venuta. Se siamo davvero esperti con questo programma di grafica (intendo non credere di saperlo usare, maneggiarlo veramente) vi assicuro che nessuno se ne accorgerà.

3112598607_11ba434b07_oOnline si vedono foto di ikebana dove:

Sono inquadrati male – un ikebanista deve capire lui per primo come si fotografa il suo lavoro al fine di renderlo al meglio

L’inquadratura è storta – il vaso pare in procinto di cadere assieme al tavolo dove è posto

Problemi di inquadratura – non è che se l’inquadratura è storta si fa la foto artistica (volutamente in apertura ho usato quella foto molto “geometrica” di Mapplethorpe) e per favore che non escano dal quadro rami o fiori, non sono rette parallele che proseguono all’infinito. Se il soggetto principale è l’ikebana, ma vogliamo mostrare il contesto non dobbiamo fotografare il salotto e in un agolo sul pianoforte si scorge da lontano il nostro ikebana….

Francobolli – se si teme che copino il nostro ikebana mettiamo la foto in cassaforte, se la pubblichiamo inutile editarla in formato francobollo. Con una buona lente di ingrandimento si vedrà e rischierà ugualmente di essere copiata.

Parkinson – se la foto è mossa perchè pubblicarla?

Da qui la decisione di fare due workshop fotografici. Il primo introduttivo, e il secondo di apprfondimento. I temi che tratteremo il 10 maggio sono espressi nella stupenda locandina realizzata dallo stesso Giuseppe Cesareo.

© Giuseppe Cesareo

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