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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Le foglie della parola
‘ti amo’, sono forse
le uniche che non mutino
neppure la sfumatura
dopo l’autunno, stagione d’oblio.
Anonimo
© fotografico di Luca Ramacciotti
Iniziare il giorno dedicato all’amore litigando su di un blog non è il massimo. Però vedere gente che senza aver fatto un giorno di ikebana pubblica foto sul proprio blog di fiori ammassati in un vaso e li definisce ikebana perché vengono dal proprio cuore o non usa fiori “già addomesticati all’edulcorazione” [sic.], ma solo quelli di campo e che si risente se faccio notare come quell’atteggiamento sia superficiale, offensivo verso un’arte e nei confronti di chi spende tempo e denaro per impararla, bè scatta il mio peggior lato toscano e poco zen…. perché non si dimostra così l’amore per la natura, ma solo mistificazione e riempirsi la bocca con paroloni…..
Poi accade che entro su Facebook e trovo un post di Biblioteca Giapponese e il cuore si rasserena. Questo blog (e la relativa pagina di Facebook) è sempre spunto di informazioni interessantissime. Anna Lisa Somma guida con professionalità e competenza il tutto (nel suo blog trovai il post sul romanzo Fiori di un solo giorno di Anna Kazami Stahl che consiglio anche se è un romanzo un poco lento a volte).
E a lei vorrei “rubare” (come già fatto in apertura) 2 citazioni del bellisimo dono di San Valentino fatto oggi a chi la segue (Speciale San valentino: l’amore nella letteratura giapponese).
Ho amato soltanto una persona, me ne sono innamorata e gli ho stretto la mano.
Quello che desidero è incontrarlo un giorno da qualche parte, per caso. Per esempio, incrociarlo
per strada, o prendendo lo stesso autobus. Un incontro casuale voluto dal destino. Mah, diciamo
così, e se succedesse gli confesserei tutto. Gli direi: nella mia vita non ho amato nessun altro che te.
Murakami Haruki, 1Q84
 

Amare, essere amato… come sono tristi le azioni umane. Quando ero al secondo o al terzo anno

del liceo femminile, durante un esame di inglese vennero fuori alcune domande sulla forma attiva

e passiva dei verbi. Colpire, essere colpito; guardare, essere guardato… mischiati tra tanti verbi

come questi, ce n’erano due che emanavano una luce speciale: amare, essere amato. Mentre

guardavamo con attenzione le domande leccando le matite, a un certo punto da dietro le spalle mi

arrivò un bigliettino, che qualcuno aveva fatto girare per gioco. Guardai, c’erano scritte due

domande: «Vuoi amare?», «Vuoi essere amata?». E sotto la frase «Vuoi essere amata?», scritti con

l’inchiostro o con la matita blu e rossa, c’erano molti cerchietti, mentre nella colonna del «Vuoi

amare?» non c’era nemmeno il più piccolo segno di adesione. Anch’io non feci eccezione e aggiunsi

il mio cerchietto sotto «Vuoi essere amata?». Perfino le ragazze di sedici, diciassette anni, che

capiscono ben poco di cosa quelle parole «amare», «essere amato» possano significare, intuiscono

già per istinto che la felicità sta nel fatto di essere amate. Solo la ragazza seduta accanto a me,

quando le passai il biglietto, vi diede una rapida occhiata e subito, a colpo sicuro, con un deciso

tratto di matita tracciò un grande cerchio nella colonna bianca ignorata da tutte le altre. Lei voleva

amare.

Inoue Yasushi, Il fucile da caccia

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