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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Ikebana

(Nocciolo contorto, Girasole, Aspidistra, foto elaborata da Giuseppe Cesareo)

L’ikebana moderno non vede più il fiore come rappresentazione della Natura, residenza degli Dei, ma del materiale da “manipolare” come si farebbe in qualsiasi arte occidentale. Viene così a perdere il suo aspetto “sacro” a favore di quello artistico, creativo. Ma qualcosa, secondo me, rimane insito in questa arte, qualcosa che sfugge alla mera composizione floreale occidentale. Sia per le regole di proporzione, sia per concetti quali il “vuoto”, sia per l’aspetto armonico finale più che meramente estetico, sia per la possibilità di evitare la ridondanza per comunicare ciò che in quel momento creativo stiamo provando. Di recente ho letto un romanzo dal titolo Fiori di un solo giorno di Anna Kazumi Stahl in cui la coprotagonista Hanako (muta e sorda o forse semplicemente chiusa in un mondo suo dopo gli orrori dell’ultima guerra mondiale) comunica i suoi stati di animo creando ogni giorno degli ikebana.

Sabato prossimo a Roma ci sarà la presentazione del nuovo Chapter dell’Ikebana International (ne parlerò in un post domani) e per tale evento io illustrerò la storia e la tipologia della Scuola Sogetsu mentre Lucio Farinelli realizzerà uno stile libero. A tal fine ricorrerà a due rami di nocciolo ritorto che la sua allieva Lucia Pierelli gli ha donato. In attesa di sabato ne ho preso uno in prestito per realizzare l’ikebana che vedete in foto. Vi ho abbinato uno dei due girasoli avanzati dall’ultima lezione ed una delle foglie di aspidistra che ho fatto seccare di recente.

Vado a fare la foto e scopro che si è rotto il cavalletto fotografico. Panico. La tipologia di sfondo e del colore del fiore richiede parecchia accuratezza nell’esposizione, nell’inquadratura ed io mi ritrovo a fare una foto a mano libera. Numerosi gli scatti per un risultato sempre insoddisfacente. Nemmeno aiutava la buia luce piovigginosa che trapelava in casa. Che fare? Solo scegliere lo scatto meno brutto.  Trattandosi di una giornata particolare per una mia allieva volevo mandarle un messaggio. Per cui cerco di essere calmo (zen?!?) e sistemo al meglio la foto. Ovvero la ritaglio. C’è gente che pensa che se una foto è buona è photoshoppata. L’editing delle foto esiste da sempre (a tal proposito si veda il bellissimo libro della Contrasto MAGNUM la scelta della foto), ma se la base di partenza non è buona… e spesso infatti si vedono online cose ritoccate  terrificanti per come sono pasticciate.

Decido di pubblicarla anche su Facebook premettendo che non sono soddisfatto della foto e qui accade che un raggio di sole penetri nella stanza. Un mio contatto (grazie Roberta P.) mi scrive in privato per dirmi: Ciao Luca ! Non esser contrariato delle foto che pubblichi perchè sono eccezionali . Non conoscevo l’arte dell’ikebana ma la sto scoprendo dalle tue pubblicazioni e devo dirti grazie perchè riempi anche le giornate più grigie con una luce di speranza perchè è questo che colgo da esse.

E questo mi ha davvero commosso. Mi ha fatto felice perchè se parliamo di arte (che io sia artista o meno è indifferente) ci deve essere comunicazione, quindi sapere che i miei fiori parlano non solo con me è davvero fonte di gioia.

Poi interviene l’amico fotografo Giuseppe Cesareo e la magia si compie… la foto nelle sue mani diviene quella che vedete ora in alto.

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