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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Ikebana

(Gloriosa, Diplocyclos palmatus, Roselline)

[…] Anche questa nuova seduta ebbe inizio con il tè. Quindi dopo qualche scambio di parole cortesi, venne il momento di esaminare la mia opera. Il Maestro la considerò attentamente, il volto impassibile. Poi, senza una parola, tolse i rami dal vaso: questo significava evidentemente che non era soddisfatto del mio lavoro. […]  In realtà, la vera sostanza dell’insegnamento si rivela soltanto a chi è pronto ad assimilarla e a coglierla ogni volta che essa gli si offre. […] L’attenzione e l’impegno sono più importanti di un’attività multiforme. Non basta mettersi al lavoro così come ci si recherebbe al tè delle cinque. Disporre i fiori non è un passatempo né una distrazione.

( G. Herrigel – Lo Zen e l’arte di disporre i fiori ed. Se)

Avevo appena incominciato a comprendere le basi del moribana e la mia insegnante mi fece affrontare il nageire. Se nel moribana si ricorreva al kenzan nel nageire il supporto lo dovevamo costruire noi. Mi disse come si faceva. Un bastoncino leggermente più basso del vaso cilindrico alto, che si sarebbe usato, diviso a forcella. Ci provai. Il taglio non venne al centro. Così come non eseguii bene i tagli dei rami principali, mancavo il centro, non capivo bene come dovesse essere fatto il taglio lungo il ramo e alla parte terminale di esso. I rami si spezzavano, il nageire crollava. Non capivo dove sbagliassi. La mia insegnante sorrise e disse: “Peccato non le è riuscito.” e lì finì la prima lezione. Non che le successive andarono meglio…. Il nageire mi sconfiggeva. Perchè non capivo dove sbagliassi. Quindi armato di libro di testo ricominciai da capo. Facevo tagli, provavo gli incastri dei rami dei fiori. Non volevo darla vinta nè a quello stile nè alla mia maestra. Avessi tirato i remi in barca avrei fallito su tutto. Nel momento della sconfitta invece il bravo ikebanista deve trovare, o ritrovare la calma, cercare di focalizzare ciò che ha innanzi a sè e vedere come impiegarlo al meglio. Ed esercitarsi tecnicamente all’infinito. Devo dire che quando faccio lezione con la mia attuale maestra al termine completo sempre il mio ikebana. Suggerisce, aiuta (anche a volte proponendo sfide tecniche), porta piano piano a sciogliere i nodi che possono esserci lungo un cammino.

La realizzazione dell’ikebana ci dà felicità, ma mai dobbiamo perdere di vista il cammino per arrivare ad esso. Non ci si deve lasciar prendere dalla frustrazione, non si deve maltrattare o sciupare il materiale che è vivente, va rispettato. Se l’attitudine mentale è giusta riusciremo sempre nel nostro intento. Altrimenti tutto crollerà come a me succedeva coi primi nageire perché andavo a lezione sapendo già che non sarei riuscito nel mio intento. Per questo durante i corsi aiuto le mie allieve a fare bene la forcella iniziale, a capire come fare i tagli. Non devono subire quel che ho passato io perché l’ikebana deve sempre dare gioia e il maestro infondere sicurezza. Anche quando capisce che l’allievo non l’ha.

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