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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Ebbene sì lo confesso. Il mio primo amore sono stati i bonsai. Avevo 14 anni ed acquistati fiero la mia prima piantina (un olmo) spacciata per bonsai, ma era una di quelle talee che vendono per le raccolte benefiche. Ricordo che ad Euroflora quel’anno vidi un’esposizione di bonsai, mi comprai censoie, tronchesine e la pasta per i tagli. In edicola acquistavo la rivista sui bonsai ed accudivo, inutilmente dato che nelle arti non si può essere autodidatti, la mia pianticella che morì per una gelata. Molto probabilmente sarebbe morta lo stesso e comunque non sarebbe mai davvero diventata un bonsai. All’epoca non esisteva internet e credevo di essere solo in zona (in realtà a Camaiore c’è il bravissimo Carlo Cipollini che merita andare a trovare soltanto per la meravigliosa collezione di bonsai che ha oltre al fatto che è un’ottima persona) e quindi la mia carriera finì ben presto.
22 anni dopo avrei incontrato l’ikebana e come si vuol dire il resto è storia.
Ma…
Come sempre dico non credo alle coincidenze, ma soprattutto non vedo come i mondi del bonsai, delle kusa e dell’Ikebana (e volendo pure suiseki, shodo e chado) debbano essere divisi da steccati.  Spesso chi si occupa di ikebana non si interessa ai bonsai, alle kusa e viceversa.
Per questo incontrare invece persone che la pensano come me mi rallegra il cuore.
E se i bonsai sono stato il mio primo amore ringrazierò sempre Silvia Orsi che ha ideato un articolo su kusa ed ikebana per la prestigiosa rivista dell’Ubi e la redazione che ha accolto la proposta.

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Perché la natura, l’estetica giapponese, la passione che mettiamo in queste arti non possono avere confini.

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