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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

Ikebana

(Typha, Margheritine selvatiche, Foglie palustri)

foglie
adagiate su una pietra
sepolta nell’acqua
(N. Jōsō)

Per esperienza personale se è vero che “ogni lasciata è persa” è altresì reale che ogni cosa accade nel momento esatto in cui si deve compiere. Non possiamo, per quanto ci si sforzi, di anticipare situazioni, incontri, stagioni. O alle volte si deve lasciar sedimentare quanto appreso, pazientare, come l’ikebana (e in esteso le arti giapponesi in toto) ci insegna.

A volte mi capita di reperire del materiale particolare e di volerlo usare subito, ma se non si hanno idee chiare si rischia solo di fare qualcosa che ci convince poco. Altre volte di realizzare ikebana e poi di “abbandonarli” per un giorno per poi ritornare a vederli con un “occhio nuovo” e magari cambiare alcune cose.

Recentemente un’allieva mi ha mandato per mail la foto di un ikebana perché le dicessi cosa doveva correggere. Per spiegarle come avrei usato ed abbinato il materiale da lei scelto le ho mandato una foto (quella di questo post) accorgendomi che non avevo mai pubblicato questo ikebana. Mi son soffermato ad osservarlo. Avendolo fatto in estate per me il rimando è decisamente a quella stagione, ma potrebbe anche ricordare un angolo di palude o un lungo fosso (dove fra l’altro reperii tutto il materiale) dove le piante sono “rinfrescate” dalla pioggia di questi giorni.

E nell’osservare come avevo sistemato i ciottoli, le foglie mi è tornato alla mente questo bellissimo haiku.

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