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Luca Ramacciotti – Sogetsu Concentus Study Group

www.sogetsu.it

(Instagram photos)

Nell’epoca della riproducibilità nemmeno un’arte di riflessione come l’ikebana può sottrarsi a questo processo.

Ma sarebbe giusto se non ne facesse parte? All’inizio la trasmissione era solo orale e per una ben determinata classe sociale. Poi si ebbe il primo “manuale” di ikebana (il Sedenshô miscellanea di testi compilati tra il 1445 e il 1536). Immagino che impatto devastante possa essere stato lo svelamento di segreti frutto di pratica secolare e studio. L’ikebana da arte riservata solo a sacerdoti, nobili e samurai diviene con il passare del tempo accessibile a tutti, buon ultime le donne.

I libri si moltiplicano, sia fotografici che veri e propri manuali che forniscono dettagliatamente schemi su come fare ikebana.  Schemi che, per sperienza personale, servono ben a poco se non hai un maestro che ti segue. Questa arte a non è solo un insieme di regole e misure da  seguire, come già ricordato in altri post.

L’ikebana è divenuto soggetto di studi fotografici (su tutti Robert Mapplethorpe e il bellissimo libro di sue foto “Flowers”), di presentazioni televisive e di articoli di giornali oltre che, ovviamente, mostre e dimostrazioni che si tenevano e tengono in tuto il mondo. Poi è arrivato il ciclone internet e soprattutto le nuove tecnologie che han trasformato tutti in fotografi.

“Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti.” – aveva profetizzatoAndy Warhol senza sapere che i social network avrebbero realizzato questo suo assioma.  Le macchine fotografiche digitali con funzioni preimpostate, la possibilità di scattare centinaia di foto, rielaborarle e diffonderle senza doverle più stampare, i cellulari e gli smartphone dotati di macchine fotografiche più o meno sofisticate hanno fatto sì che il mondo che dalla piazza si era trasferito nella televisione ora sia in “rete”.

Abbiamo avuto il sito fotografico flickr dove gli ikebanisti hanno postato i loro lavori conoscendo altri colleghi che stavano anche dall’altra parte del mondo. Confrontare, materiali, utilizzo, idee. Poi è comparso Facebook. Gruppi a tema, foto, video, link e blog hanno trovato un unico canale di diffusione ancora più rapido, articolato e meno esclusivo di flickr che si rivolgeva soprattutto ai fotografi. Altri canali sono twitter e tumblr (brevi messaggi e foto). Con i cellulari e gli smartphone fotografiamo e carichiamo le foto online. L’ultima rivoluzione è il programma Instagram che permette una veloce lavorazione fotografica artistica prima di postare le nostre foto sui social network. Un bene? Un male?

Non tutti sono grandi fotografi o grandi ikebanisti, ma se questa arte deve portare in noi un rispetto della natura, poesia, comunicazione allora possiamo anche trasmettere tutto ciò ai nostri amici. E’ sbagliato pubblicare foto fin dal primo ikebana fatto? Ci dobbiamo “vergognare” rispetto ad altri che vediamo online o sui libri? No. Ognuno ha un suo percorso, una sua storia. Se rivedo i miei primi lavori posso storgere la bocca, ma con la consapevolezza che quello era il massimo risultato per me a quel livello, con i mezzi e le tecniche che avevo in quel momento.

L’ikebana andrebbe disegnato una volta eseguito. Vero, bello ed importante. Ma se noi lo fotografiamo bene, l’occhio obiettivo della foto ci permetterà magari di cogliere dei dettagli che ad un’osservazione “emotiva” ci potrebbero sfuggire e si possono correggere. Non è mai male fare uno schizzo dell’idea che abbiamo in mente da realizzare ben sapendo che poi il materiale che useremo ha una sua forma e personalità e che a volte dovremo rivedere la nostra idea iniziale.

Dato che le macchinette digitali di qualsiasi tipo e dimensione e gli smartphone hanno ormai tutte delle funzioni preimpostate evitiamo di colpire  nostri lavori con flash (subito i fiori sembrano freddi e compare un’inestetica ombra alle loro spalle), inquadrature sbagliate o con un’esposizione errata.

E poi fin dal primo ikebana se siamo così felici del cammino intrapreso, perché non condividerlo online? Agli amici sembrerà una cosa fuori dall’ordinario (e lo è se pensiamo alle solite composizioni casalinghe o a quelle classiche dei fiorai), e gli ikebanisti più esperti accoglieranno con gioia la notizia che una nuova persona ha incominciato a muovere i primi passi lungola via dei fiori.

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