17 gennaio 2012 I tranquilli luoghi della mente
(Albero dei rosari, Ciclamini, Eucalipto)
Venerdì scorso al mercato dei fiori di Roma ho trovato dei rami di eucalipto e mi son piaciuti sia per forma che per colore. Prima di proporli agli allievi ho deciso di lavorarli io stesso. Bisogno conoscere bene il materiale che faremo usare agli studenti. Saggiarne la flessibilità, se è robusto o debole, i possibili accostamenti con altri materiali, come se ne prolunga la durata.
Subito ho avuto l’idea di una possibile idea di “massa in movimento” abbinando le bacche di eucalipto a quelle dell’albero dei rosari. Ho scelto il suiban da utilizzare per la composizione e mi son messo al lavoro.
Mi è stato chiaro ben presto che mi stava sfuggendo qualcosa, non riuscivo a visualizzare completamente il mio ikebana. L’idea della “massa in movimento” è un concetto tipico della Scuola Sogetsu dove appunto abbiano non una massa statica di materiale, ma qualcosa che dia l’idea del movimento. E con l’albero dei rosari ero riuscito a ricreare questo. Poi avevo dato slancio all’ikebana usando i rami di eucalipto e modellandoli tra di loro sfruttando l’elasticità e robustezza del materiale. Ma qualcosa continuava a sfuggirmi.
In questo caso, almeno per me, non si deve insistere, ma lasciare che la mente vaghi. Avevo ben chiaro che avrei dovuto usare dei fiori bianchi e la forma che dovevano avere per contrastare sia la masse delle bacche dell’albero dei rosari, sia la rigidità che l’eucalipto trasmetteva.
La mattina dopo mi sono alzato e riguardando il lavoro svolto ho capito cosa mi desse fastidio. Ho così spostato il kenzan, con l’ikebana realizzato fino a quel momento, da sinistra a destra e subito il tutto ha acquistato maggiore armonia. Sono andato dal fioraio, cercavo qualcosa che avesse la forma dell’iris, ma più piccolo ed ho trovato una pianta di ciclamini. In pochi momenti il mio ikebana era pronto.
Racconto questo perché spesso ci innamoriamo di un materiale, è fondamentale questo stato d’animo in ikebana, poi ci accorgiamo in realtà di non avere le idee chiare. Non affrettiamoci a tagliare e mettere i rami nel kenzan se, come in questo caso, realizzeremo un moribana. Osserviamo ciò che la natura ci ha donato. Lasciamo che fiori, rami, foglie, radici parlino a noi, si rivelino, ci dicano come adoperarli.
Se abbiamo delle esitazioni non tiriamo a dritto, fermiamoci, troviamo la pace, la meditazione, la calma che ci aiuterà a proseguire.
L’ikebana non è una composizione di fiori, è un luogo, un percorso che la nostra mente compie, non scordiamocelo mai.
Se durante le lezioni il tempo è limitato, quando siamo a casa prendiamo la cosa con calma, rilassiamoci e lasciamo che la nostra mente percorra il cammino dei fiori fino ad arrivare in un luogo tranquillo dove là visualizzeremo il nostro ikebana.
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muciacciamaria
detto
succede spesso di non essere soddisfatti di un ikebana, il guaio è che fin che non trovi la soluzione continui a pensarci. però : che bello alla fine.
Complimenti , è proprio bella e anche il commento è molto giusto
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Luca Ramacciotti
detto
Ti ringrazio. So che tu puoi capire questo stato di animo
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Keith
detto
Peaceful, tranquil and beautiful!
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Luca Ramacciotti
detto
Thanks!
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SoftDreamer
detto
*_*
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ilpadiglionedoro
detto
E’ bello leggere le tue parole con calma, alla sera…donano serenità.
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Luca Ramacciotti
detto
Non so come ringraziarti